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Italia lumaca del web: in Romania la città più veloce d'Europa

Italia secondo Akamai è in coda alla classifica della velocità su internet, insieme alla Grecia. Un risultato pessimo che fa da parametro allo sviluppo del Paese, visto che l'infrastruttura Internet ne è un metro fondamentale. Vola la Romania che vanta anche la città più "veloce" d'Europa, nel web.

Mentre l'Italia è impegnata nella guerra delle dichiarazioni politiche, alcune di dubbio gusto e di dubbia responsabilità istituzionale, paralizzata in conflitti di interesse epocali e in patti generazionali mai rispettati, il mondo va avanti e ci sorpassa. Beppe Grillo in ogni intervista ripete la stessa tiritera che a molti sembra una fissazione, ma che invece è il cardine (ormai forse perduto) dello sviluppo del nostro Paese: la velocità della banda internet, l'infrastruttura tecnologica di internet. L'opera pubblica da realizzare urgentemente in Italia, non solo per Grillo ma per molti economisti e analisti, prima di ponti faraonici o di nuove cattedrali nel deserto è proprio l'infrastruttura digitale, quella che permette alla società dell'informazione "convergente" di svilupparsi. Ma l'Italia non vuole cambiare, la gerontocraziia impera, e l'atmosfera è cupa come quella evocata dagli Stormy Six nel vicino-lontano 1977 quando cantavano "in un' Italia scassata e feroce / senza più forma e senza voce, tiro su la mia zuppa" (Stormy Six, Il Barbiere, da "L'apprendista", 1977). Akamai Technologies, la società statunitense leader nel mondo per la distribuzione di contenuti via internet, ha diffuso in questi giorni la sua "classifica" sullo "stato di internet" nel mondo. La società multinazionale ha infatti sott'occhio lo stato dell'arte della rete e sottolinea ad esempio, dato molto importante che la dice lunga sul "digital divide" che "taglia" il mondo, che "i primi dieci Paesi/regioni rappresentavano nel 2010 quasi il 70% del totale degli indirizzi IP osservati, il che indica che la maggior parte degli indirizzi IP univoci sono concentrati in un numero proporzionalmente ridotto di aree geografiche" e osserva, in linea con il rapporto pubblicato ad ottobre dalla International Telecommunications Union che "mentre il 71% della popolazione nei Paesi sviluppati è on-line, solo il 21% della popolazione è connessa nei paesi in via di sviluppo". Dati che fanno capire quanto "essere connessi" sia un'opportunità strategica che un Paese industrializzato non può prendere sottogamba. Bene lo sa la Romania che in questi anni ha puntato moltissimo sull'infrastruttura internet e che per questo svetta nella classifica mondiale "Average Measured Connection Speed by Country/Region" di Akamai: prima la Corea del Sud, seconda Hong Kong, terzo il Giappone, e quarta proprio la Romania (che a dire la verità entra al top anche di altre importanti classifiche). Ma non è finita qui, i nostri amici e cugini rumeni portano a casa anche la città europea con l'internet più veloce in Europa: Costanza (Constanta, sul Mar Nero) viaggia a 8,23 Mb di media. E l'Italia? Continua a mangiare polvere dentro la zuppa (in lattina, la scadenza era nel '78) e scava nella speciale classifica della velocità del web con un ottimo piazzamento: penultima in Europa, insieme alla Grecia (ma superiamo la Spagna). Qualche politico è già pronto a dire che, girando la classifica, siamo primi, e quindi non è il caso di farne una tragedia, e molta gente plauderà alla ristabilita prospettiva digitale. E mentre la Romania vola su internet, il vinile suona gli Stormy Six che concludono: "Elementare misura d'igiene, dormire per non pensare, solo qualcuno si taglia le vene, gli altri sanno aspettare".

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