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IGF a Monti per Spread Digitale "nomina di un ministro se necessario"

L'Internet Governance Forum Italia, uscito Silvio Berlusconi di scena, scrive al "prossimo" premier Mario Monti perché si occupi dello "spread digitale" che il nostro Paese vive nei confronti dell'Europa e del Mondo. E se necessario l'IGF chiede anche un ministro ad hoc.

Il "digital divide"? Ormai è un'emergenza talmente "calcificata" in Italia da essere quasi fuori moda. Ora il problema è lo "spread digitale", proprio come il differenziale di rendimento fra i btp ed i bund tedeschi, rivelatore, secondo gli economisti, dello stato di salute dell'economia del nostro Paese. La Rete è sempre più un'infrastruttura indispensabile per la vita quotidiana, e non solo per il chiacchiericcio e il "tittytainment" (http://is.gd/gI7HVN) che sovente scorre sui "social network". Su Internet ormai "passa" tutto, dalla fonia (Voip) ai dati delle amministrazioni pubbliche, fino alle comunicazioni nevralgiche del Paese. Ecco perché quando si discute dei piani per una "ripresa economica" è importante che si affronti il tema dello "spread digitale" come si è detto all'Internet Governance Forum Italia che, dopo le edizioni di Cagliari, Pisa e Roma, si è tenuto dal 10 al 12 novembre a Trento. L'Internet Governance Forum Italia, che "affronta diverse tematiche riguardanti la Governance e le regole di Internet" ha infatti preso carta e penna (ovviamente digitali) per scrivere al nuovo "papabile" premier italiano Mario Monti, firmando una lettera aperta perché il "nuovo" governo affronti la "crescita" insieme a quella di Internet. "Non abbiamo bisogno di ricordarle l'importanza di Internet, spazio di libertà globale, strumento di organizzazione politica e sociale, sostegno indispensabile dell'economia - si legge dalla lettera dell'IGF. - Lo 'spread digitale' dell'Italia nei confronti dei principali paesi del mondo ha ormai raggiunto livelli insostenibili anche per la tenuta economica nazionale". L'IGF nella lettera a Mario Monti (http://is.gd/IxtIaL) sottolinea anche che: "Nonostante i ritardi, l'economia digitale rappresenta già il 2% del PIL dell'economia nazionale e, negli ultimi 15 anni, ha creato oltre 700.000 posti di lavoro. Internet non può essere più ignorata. Il Paese non può continuare a rimanere politicamente emarginato rispetto a questi temi". Poi l'IGF va diritto al punto: "L'Internet Governance Forum Italia 2011 si rivolge a Lei affinché un nuovo governo si impegni concretamente, anche attraverso la nomina di un ministro se necessario, per la piena implementazione di un'agenda digitale in conformità con quanto stabilito dall'Europa". Magari un tecnico. Di rete.

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