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Giorno della Terra, ma internet è alimentata da energia "sporca"

Oggi Google festeggia il Giorno della Terra ma è bene sapere che internet sta crescendo alimentata da energia "sporca". Greenpeace rende note, infatti, le aziende più "carbonivore", e se le più virtuose sono Akamai e Yahoo!, è invece Facebook a dare un "pessimo" esempio.

Oggi Google festeggia il Giorno della Terra con il classico restyling del suo logo (doodle), cercando di rappresentare, anche in maniera giocosa, la bellezza della natura quando rispettata dall'uomo. L'obiettivo di questa 41esima edizione del Giorno della Terra è quello di registrare un "Miliardo di azioni verdi" (Billion Acts of Green) prima del Summit della Terra che si terrà dal 14 al 16 maggio 2012 a Rio de Janeiro (Brasile), tanto che anche qui in Italia è stata avviata una campagna chiamata "Azioni del Buon Senso", promossa dal Partner italiano dell'Earth Day Network, dove chiunque potrà registrare la propria azione direttamente sul sito della Giornata Mondiale della Terra (http://is.gd/rxvICJ) e prendere un impegno concreto mirato a migliorare l'ambiente. Le "Azioni del Buon Senso" promesse da alcuni cittadini si possono leggere al link (http://is.gd/S3BoMZ). E mentre molti utenti del motore di ricerca più usato al mondo giocano incuriositi passando con il proprio mouse sulla ranocchia e sul leone del doodle per "vedere l'effetto che fa", come forse direbbe Enzo Jannacci, è Greenpeace a ricordare, paradossalmente, che internet sta crescendo alimentata da energia "sporca".
Greenpeace rende infatti pubblici i risultati dello studio dal titolo "How Dirty is Your Data?" "che evidenzia la rapida crescita dell'impatto ambientale della Rete e analizza le scelte operate in materia di energia dai principali player dell'Information Technology (IT)", come spiega in una nota. La ricerca condotta da Greenpeace "misura l'enorme quantità di elettricità che alimenta le attività online e dimostra come l'industria dell'IT, nonostante alcune eccezioni in materia di efficienza energetica dei più recenti data center, sta ignorando la possibilità di alimentare le sue infrastrutture telematiche con fonti rinnovabili ed è reticente nel rendere pubblici i propri consumi energetici". Una versione completa del rapporto, con una mappa dei data center analizzati, è disponibile all'indirizzo (www.greenpeace.org/coolit) ma Greenpeace anticipa che le aziende più "carbonivore", "cioè di quelle che, per alimentare le loro attività online, fanno maggior ricorso alla fonte fossile più inquinante e più dannosa per il clima e per la salute pubblica" sono Apple (54.5%), Facebook (53.2%), IBM (51.6%), HP (49.3%) e Twitter (42.5%). Greenpeace spiega che "le percentuali indicano quanta dell'elettricità utilizzata viene da centrali a carbone sul totale dei consumi elettrici". Delle 10 aziende analizzate dallo studio Google si posiziona subito dopo Twitter con il 34.7%, mostrando comunque un buon "approccio complessivo al contenimento dell'impatto ambientale delle loro attività". E' invece Akamai, un network di diffusione globale di contenuti, a conquistare "il primato sulla trasparenza delle informazioni e delle policy aziendali" mantre Yahoo! "è risultata la compagnia migliore per strategia di localizzazione delle infrastrutture". "Molte aziende dell'IT stanno investendo, in materia di consumi energetici, solo sull'efficienza. Ma lo sviluppo della Rete e l'innovazione non possono prescindere da una chiara scelta in favore dell'elettricità pulita" spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, sottolineando come quindi Facebook sia in tal senso un "pessimo" esempio, e dovrebbe cominciare a pensare di "staccare la spina al carbone, alle fonti fossili e al nucleare e alimentare i loro data center con energie rinnovabili". Gary Cook, IT Policy Analyst di Greenpeace, sottolinea invece come "gli utenti della Rete abbiano diritto di sapere, quando fanno un upload o caricano un video, se la loro attività contribuisce ad alimentare le ceneri tossiche della combustione del carbone, a surriscaldare il pianeta, a mettere in conto per il futuro nuove Fukushima; o se invece poggia su un'energia pulita".

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