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Garante Privacy: lo smartphone ci trasforma in Pollicino elettronico

Smartphone, cloud computing, geolocalizzazione ci trasformano in "un Pollicino che ha in tasca il suo sacchetto di sassolini bianchi che escono uno ad uno per segnarne gli spostamenti" come dice nella sua relazione il presidente dell'Autorità Garante per la Privacy. E i rischi sono solo all'inizio.

Il Garante della Privacy Francesco Pizzetti nella sua relazione annuale, affina sempre meglio l'analisi dei rischi "impliciti" delle nuove tecnologie legate alle reti informatiche e alla telefonia mobile. La vita quotidiana, a partire dall'uso del "telefonino", è legata a mezzi informatici la cui percezione diventa sempre più "trasparente" per l'utente, nel senso che il cittadino si accorge sempre meno della loro "presenza", ignorandone di conseguenza i pericoli. Il fatto interessante è che più passano gli anni più si comprendono elementi che erano dati per scontati dagli analisti già da decenni: la fine del possesso "materiale" dei propri dati personali (che spesso coincidono con la propria vita) sta portando a dei rischi enormi sia dal punto di vista economico che sociale. Delegare, ad esempio, la propria "intimità" (come prima si chiamava la "privacy" in italiano) a sistemi di "cloud computing", ovvero a server farm sparse nel mondo, senza esserne consapevoli, è un serio rischio per l'entusiasta (quanto sprovveduto) Uomo 2.0 (leggi: "iCloud e Steve Jobs: il lato oscuro della nuvola" http://is.gd/7RiRl7). Come è successo recentemente a milioni di utenti nel mondo, che si sono visti "violati" (o derubati) nel proprio "nome, cognome, indirizzo, data di nascita, preferenze, ecc", per non parlare, in alcuni casi, della perdita dei numeri della carta di credito, la privacy, come si dice, "non ha prezzo". Ma come fa notare la comunità di hacker LulzSec, quasi per sottolineare che i loro "colpi" sono fatti unicamente per mettere in ridicolo "la sicurezza totale" sbandierata dalle multinazionali e dai governi (Lulz Security è infatti traducibile come "Sicurezza da ridere"), i veri "pirati informatici" sono quelli che, in questo momento, stanno "rubando tutti i tuoi dati o ti stanno spiando senza dirtelo", in assoluto silenzio. Non a caso Francesco Pizzetti nella sua relazione osserva che: "Pensare al rischio di essere controllati immaginandosi ancora l'uomo con la cuffia che ascolta le conversazioni, o credere che il solo rischio per la libertà di comunicazione e di circolazione sia che qualcuno possa intercettare le nostre telefonate o gli sms, o localizzare gli spostamenti acquisendo i tabulati dei dati di traffico telefonico, è come pensare che la scoperta più recente dell'umanità sia la macchina a vapore". Il controllo oggi è infatti "automatico", non solo nella sua inesorabile metodicità ed accuratezza, ma anche nel senso che è fatto da "automi" con la assoluta nostra complicità "umana". "I rischi connessi agli smartphone e alle loro applicazioni derivano essenzialmente dal fatto che i nostri telefonini sono costantemente localizzati, e che il gran numero di dati e informazioni in essi contenuti, dalle rubriche telefoniche all'agenda, dalle foto alle annotazioni, possono essere conosciuti, trattati, conservati, utilizzati da soggetti dei quali non abbiamo consapevolezza né controllo" - analizza ancora Pizzetti nella sua relazione. E per abbattere ancora di più la convinzione del "ruolo passivo" di chi si immagina ancora ascoltato dal capitano Gerd Wiesler "HGW XX/7" de "Le vite degli altri", Pizzetti osserva: "Con gli smartphone ognuno di noi è, quasi sempre inconsapevolmente, un Pollicino che ha in tasca il suo sacchetto di sassolini bianchi che escono uno ad uno per segnarne gli spostamenti" e sottolinea: "Peraltro la geolocalizzazione è solo uno degli effetti di un sistema di interconnessioni che può essere utilizzato con modalità e conseguenze diversissime, in una galassia di applicazioni che si moltiplica ogni giorno e delle quali spesso non si conoscono le implicazioni". E pensare che in un manualetto divulgativo sui calcolatori dell'"Istututo Geografico De Agostini" del 1977 ("Il Computer") si leggeva: "Ma il punto più importante è di sapere chi sarà il padrone dell'informazione che possiamo ottenere dal terminale, chi determinerà quello a cui si potrà avere accesso e quello a cui si potrà; nella società senza denaro, potremmo andarcene per la strada senza portafoglio, sotituito da una semplice e leggera carta personale; ma in qualche luogo potranno rimanere registrati, attraverso i terminali, tutti i nostri passi, senza alcuna possibilità di evitare che ciò avvenga o, almeno, di correggere gli errori. E ancora: tutto quello che noi faremo potrà forse essere utilizzato anche contro di noi".

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