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Dopo strage di Parigi stretta su internet? Governi: provider collaborino

Dopo la strage alla redazione di Charlie Hebdo, l'Unione europea con gli Stati Uniti sembrano intenzionati ad aumentare la stretta su internet attraverso una maggiore sorveglianza, spiegando come sia "essenziale" che i grandi fornitori di servizi internet (provider) collaborino con i governi.

Dopo la strage alla redazione di Charlie Hebdo, domenica 11 gennaio c'è stata la passerella di circa 50 Capi di Stato a Parigi che per 200 metri hanno "marciato" contro il terrorismo ma anche in difesa della libertà di espressione e di stampa. Tra questi anche Matteo Renzi, che esprime "amicizia e solidarietà verso chi fa il giornalista" visto che i terroristi "hanno scelto di colpire un mestiere garanzia di libertà e di democrazia". Il premier dimentica però forse che in Italia il giornalista rischia ancora oggi di andare in carcere per quello che scrive. A "colpire un mestiere garanzia di libertà e di democrazia" sono infatti anche le leggi dello Stato italiano, poiché persino la nuova legge sulla diffamazione a mezzo stampa (riforma della legge sulla stampa approvata al Senato, ora in terza lettura alla Camera), pur cancellando il reato penale (lo obbliga la Corte di Giustizia europea) introduce norme che rischiano di essere solo un "maldestro tentativo di limitare la libertà di espressione anche sul web" come si legge nell'appello rivolto ai parlamentari sottoscritto da varie associazioni e singoli giornalisti.

Nel frattempo, una ulteriore stretta su internet sembra essere alle porte. Vista la grande "determinazione a combattere insieme contro il terrorismo", l'Unione europea con gli Stati Uniti paiono intenzionati infatti ad aumentare la sorveglianza via internet e ad effettuare controlli più rigorosi alle frontiere modificando gli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone. In una dichiarazione congiunta, i vari ministri degli Interni e della Giustizia di almeno 11 Stati dell'UE, insieme a Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza, ed Eric Holder, dimissionario Procuratore generale (ministro della giustizia) degli Stati Uniti, hanno infatti sottolineato come sia "essenziale" che i grandi fornitori di servizi internet (provider) collaborino con i governi per un attento monitoraggio e, se necessario, per la rimozione di contenuti online "che mirano ad incitare l'odio e il terrore". Il ministro dell'Interno francese, Bernard Cazeneuve, chiarisce infatti: "Abbiamo constatato con forza la necessità di una maggiore cooperazione con le aziende internet affinché sia garantita la possibilità di ottenere report e di poter rimuovere contenuti illegali, in particolare quelli che promuovono il terrorismo, la violenza o l'odio". Gli Stati Uniti hanno per questo invitato il prossimo 18 febbraio a Washington tutti i loro alleati "per discutere i modi per contrastare l'estremismo violento che esiste in tutto il mondo" annuncia Eric Holder. Cosa si intenderà per "estremismo", però, non è ancora del tutto chiaro. In molti infatti già temono che la libertà di espressione si ridurrà nel prossimo futuro (in parte già presente) solo alla manifestazione del pensiero dominante.

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