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Cookie e profilazione: Garante privacy novità per Facebook e Google?

I cookie finiscono sulla tavola del Garante della privacy che promette "un'informativa semplice, chiara e di immediata comprensione" sul loro uso. Dubbi dei webmaster e dei piccoli editori sulla norma che, in effetti, "coinvolge" soprattutto i big del web e la loro "pentola d'oro" della raccolta dei dati personali".

Il mondo del web è una rete che "silenziosamente" raccoglie informazioni dei più semplici gesti che si compiono online. Navigare sui siti web, partecipare ai social network, scrivere su una chat, usare le video-telefonate sul web, geolocalizzarsi con gli smartphone, significa spesso "seminare" dati personali che vengono, più o meno trasparentemente, conservati. Questi dati rappresentano una miniera d'oro, anche se "anonimi", dato che costruiscono "l'utente medio" a cui il web commerciale "si modella" dinamicamente. Per usare le parole del "vecchio" Garante della Privacy Francesco Pizzetti l'utente web è spesso un Pollicino elettronico . Un Pollicino spesso inconsapevole e facilone e non sempre, come si vorrebbe far credere, vittima delle multinazionali a cui il web, di fatto, "appartiene". Il Pollicino elettronico "semina" dati innanzitutto perché non legge le informative e "fa ok" su qualsiasi cosa gli venga proposto ("tanto è lo stesso", dice). Ma soprattutto perché "quando legge non capisce" ciò che c'è scritto. Le istituzioni ricordano infatti che in Italia circa l'80% della popolazione soffre di analfabetismo funzionale e l'analfabetismo informatico non può essere certo misurato (comodamente) dalla conoscenza del "pacchetto Office". Impresa ardua quindi, quella del "nuovo" Garante della Privacy Antonello Soro per la "trasparenza sui cookie.

"Chi naviga on line potrà presto decidere in maniera libera e consapevole se far usare o no le informazioni sui siti visitati per ricevere pubblicità mirata. Lo aiuterà un'informativa semplice, chiara e di immediata comprensione sull'uso dei cookie che il Garante sta mettendo a punto", si legge in una nota del Garante. Per questo il Garante ha deciso l' "Avvio di una consultazione pubblica ai sensi dell'art. 122 volta ad individuare modalità semplificate per l'informativa di cui all'art. 13, comma 3, del Codice in materia di protezione dei dati personali". La consultazione pubblica, come ha notato qualcuno, è come sempre "per molti ma non per tutti" e non chiama certo a raccolta i migliaia di webmaster, blogger, piccoli editori, giornalisti "one man band", che fanno il web italiano. Al Garante della Protezione dei dati personali interessa infatti l'opinione delle "associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale dei consumatori e delle categorie economiche coinvolte". Anche se in realtà uno spazio per altri contributi esiste dato che "l'Autorità si riserva altresì di valutare i contributi che dovessero pervenire da parte di altri soggetti qualificati, con particolare riferimento a Università e centri di ricerca". In un certo senso il problema è "roba da grandi" visto che i "piccoli siti" in proprio non raccolgono "profilazioni" se non "ospitando" sistemi e circuiti di altri (leggi "majors") a cui sembra spetterà tecnicamente, anche per non subire un effetto boomerang, l'eventuale "gestione dell'informativa".

Questo aspetto sembra recepito dal Garante della Privacy quando parla di "cookie di 'terze parti'" nella pagina di FAQ sul suo sito. Questo dovrebbe tranquillizzare molti webmaster per una frase che il Garante ha sottolineato in un comunicato: "E' obbligatorio invece il consenso preventivo e informato dell'utente per tutti i cookie 'non tecnici', quelli cioè che, monitorando i siti visitati, raccolgono dati personali che consentono la costruzione di un dettagliato profilo del consumatore, e che proprio per questo motivo presentano maggiori criticità per la privacy degli utenti". Una preoccupazione sia tecnica che economica dato che il "piccolo" sul web non si può fare carica delle esigenze del "grande". Una pagina web difatti è composta da vari spazi spesso assolutamente "indipendenti" tra loro, e i "soggetti" che li "gestiscono" sono spesso diversi e con "finalità" diverse. La maggioranza delle pagine web non prodotte dalle grosse compagnie di internet non "profilano" e non "raccolgono" alcunché, ma hanno degli spazi dedicati alla pubblicità. Questi "quadrati" sono sostanzialmente degli "iframe" cioè dei "buchi" dove il contenuto non viene né deciso né gestito dal gestore del sito propriamente detto, ma dal circuito che "immette" pubblicità. I "cookie" che questa pubblicità immette nella "cache" del browser dell'utente, non può essere di competenza del webmaster proprietario del sito, ma del circuito stesso. Almeno questa è l'opinione comune dato che, in altre parole, la pubblicità è ormai come un "minisito" dentro una pagina web.

Molti webmaster si chiedono quindi se saranno i circuiti pubblicitari, uno per tutti Google Adsense, il più diffuso, a fornire e a gestire questa: "informativa semplice, chiara e di immediata comprensione sull'uso dei cookie che il Garante sta mettendo a punto". Altri piccoli editori si domandano se "in ogni sito visitato una finestra ricorderà all'utente questa incombenza", così come se, ad esempio, su Facebook (et similia) "ad ogni login l'utente dovrà ri-essere consapevole di essere 'profilato'". Quel che è certo è che non basterà più, per quanto riguarda la pubblicità online, l'iconcina che praticamente tutti i circuiti mostrano su ogni banner. Si tratta di AdChoice, quel "triangolino" in alto a destra della pubblicità che segnala all'utente le "opzioni disponibili per pubblicità personalizzata" e che permette di accettare o rifiutare le opzioni sulla "pubblicità comportamentale". Le informazioni infatti ci sono, ed in italiano, per "difendersi" dalla pubblicità comportamentale, o quantomeno per poter scegliere. Interessante il sito istituzionale "Your online choices" che offre una guida sulla pubblicità comportamentale online, insieme ai "Cinque principali accorgimenti" per gestire la propria privacy sul web. Ma il rischio è che la legge sia già anni luce indietro rispetto alla "profilazione" che è stata già fatta "senza regole". E' infatti quello che "già c'è" e "può essere correlato con" l'aspetto che più dovrebbe preoccupare.

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