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Cloud computing, smartphone e geolocalizzazione: da Aruba a Pollicino

Taci, il tablet ti ascolta. Ma anche lo smartphone, il social network, il cellulare, il cloud computing e tutto ciò che è "informatico". Il Garante della Privacy ancora una volta avvisa i "naviganti", che non vedono che l'albero della loro nave è una inquietante antenna. Geolocalizzante.

Il cloud computing, i tablet "sempre connessi", gli smartphone, i telefonini, i social network, tutto il flusso dati che immettiamo nella "rete" può diventare un grave pericolo per la nostra stessa "identità". Francesco Pizzetti, il Garante della Privacy italiano, cerca ancora una volta, nella sua relazione annuale, di far passare questo concetto che non riesce ancora a diventare "consapevolezza" tra gli utenti italiani, divisi come sempre tra un profondo analfabetismo (sia informatico che "di ritorno") e il vecchio ipocrita e bucolico adagio "male non fare, paura non avere". Il presidente dell'Autorità Garante per la Privacy, nella suo discorso che fa introduzione alla "Relazione 2010", la chiama "l'urgenza e l'importanza di un salto di qualità nella consapevolezza dei fenomeni". Si sta infatti pericolosamente passando dalla "sindrome del pesce rosso" (leggi: "La 'sindrome del pesce rosso' non è una malattia" http://is.gd/y6fkMt) a quella del "criceto". Da "pesci rossi" controllati a vista nella classica (e sconsigliatissima) boccia di vetro, l'utente sta diventando progressivamente "il criceto" che, girando la ruota è, spesso inconsapevolmente, un ingranaggio attivo del "sistema" (informatico e "multinazionale") che lo controlla. Citando il garante: "Il riferimento è soprattutto ai sistemi che vanno sotto l'etichetta di cloud computing e di smartphone : un salto di qualità di dimensioni ancora difficilmente percepibili dalla maggior parte degli utenti". L'utente è infatti spesso unicamente un mero consumatore, completamente allo scuro dei pericoli e dei rischi che comporta "delegare" alle aziende veri e propri pezzi della propria vita. A questo proposito il Garante della Privacy spiega: "Le tecnologie cloud consentono di trattare e conservare i dati su sistemi di server dislocati nelle diverse parti del pianeta e sottoposti, nella loro inevitabile materialità, a molti rischi, da quelli sismici a quelli legati a fenomeni di pirateria, non solo 'informatica', o ad atti di terrorismo o a rivoluzioni imprevedibili". Il rischio è poi piangere sul latte versato, quando il danno è fatto. Si pensi a chi si è ritrovato "violato" a causa degli attacchi cracker a Sony PlayStation Network ("Sony: rubati dati personali di 77mln di utenti PlayStation Network" http://is.gd/7G0faY), o chi ha visto spegnersi improvvisamente il proprio sito e i propri strumenti di comunicazione (come ad esempio le email) per delle vicende che anche il Garante non manca di ricordare. "Recenti episodi, come quelli verificatisi nei server di una grande società di servizi (Aruba), colpiti da incidenti fisici per fortuna di portata limitata, danno concretezza a questi pericoli. - osserva il Garante - Crescono i pericoli legati alla perdita e al furto di enormi quantità di dati, come già si è verificato in sistemi legati alla diffusione di giochi elettronici (Sony). Si amplia il numero dei soggetti che intervengono nell'ambito di trattamenti così complessi e disarticolati". Per questo Francesco Pizzetti sottolinea che: "Con gli smartphone ognuno di noi è, quasi sempre inconsapevolmente, un Pollicino che ha in tasca il suo sacchetto di sassolini bianchi che escono uno ad uno per segnarne gli spostamenti" e sembra avvisare gli "ingenui" del "male non fare, paura non avere" di un mondo "coi fili" che non esiste più: "Pensare al rischio di essere controllati immaginandosi ancora l'uomo con la cuffia che ascolta le conversazioni, - dice il Garante - o credere che il solo rischio per la libertà di comunicazione e di circolazione sia che qualcuno possa intercettare le nostre telefonate o gli sms, o localizzare gli spostamenti acquisendo i tabulati dei dati di traffico telefonico, è come pensare che la scoperta più recente dell'umanità sia la macchina a vapore. La realtà è ben diversa".

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