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Cassazione: siti internet responsabili per commenti utenti. Anche Facebook?

La Corte di Cassazione ha condannato un sito internet per "concorso in diffamazione" a causa di alcuni commenti pubblicati a margine di una notizia. Da oggi in poi sarà molto difficile gestire un sito web che abbia commenti. Non è ancora chiaro se sarà Facebook a pagare per i commenti pubblicati sotto un post, visto che è ufficialmente una media company.

La Corte di Cassazione italiana sembra aver fatto sua una passata sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo quando, nel 2013, aveva ritenuto "giustificato" multare i gestori di un sito internet poiché responsabili dei commenti pubblicati. Nel caso in questione, la Corte di Strasburgo aveva assolto l'Estonia poiché aveva multato uno dei più grandi portali d'informazione del Paese, reo di non aver cancellato commenti diffamatori posti in forma anomina. La sentenza spiegava che i gestori del sito internet, permettendo ad utenti anonimi di pubblicare commenti, si sono di fatto assunti la responsabilità del contenuto messo in rete.

La decisione della Corte sembrava però andare in contrasto con la direttiva 31/2000 sul commercio elettronico, attuata con decreto legislativo 70/2003, che non prevede l'obbligo di sorveglianza dei contenuti per chi effettua servizio di hosting, cioè mettere a disposizione degli utenti uno spazio online.

Ed infatti nel 2016, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che i tribunali che condannano i gestori di siti per i commenti anonimi degli utenti stanno violando la libertà d'espressione. In questo caso, però, il contenuto pubblicato non era stato ritenuto diffamatorio.

Nei giorni scorsi, invece, la Cassazione ha condannato il gestore del sito Agenziacalcio.it poiché ritenuto responsabile dei commenti postati dagli utenti, anche di quelli non anonimi. In alcuni commenti del 2009, infatti, l'attuale presidente della Figc Carlo Tavecchio era stato definito "emerito farabutto" e "pregiudicato doc", con tanto di allegato di certificato penale. La Cassazione ha stabilito che il gestore del sito dovrà risarcire 60mila euro a Tavecchio per "concorso in diffamazione".

Fulvio Sarzana, avvocato penalista specializzato in diritto su internet, commenta: "Adesso, con questo orientamento che per la prima volta arriva in Cassazione, rischia di essere molto difficile gestire un sito web che abbia commenti". In base a tale giurisprudenza, però, non è ancora chiaro chi dovrà rispondere se il commento appare non in un sito internet ma sotto un post pubblicato su Facebook, soprattutto ora che Mark Zuckerberg ha ammesso che il suo social network è una media company.

© riproduzione riservata | online: | update: 03/01/2017

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