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Aruba: dopo l'incendio la "class action" divide gli utenti

Il venerdì nero dell'hosting italiano, che ha visto andare a fuoco gli UPS di Aruba con il conseguente "spegnimento" di mezza internet continua a far discutere il web. C'è chi aderirebbe ad una class action e chi non vuole "punire" Aruba. Ma piccole attenzioni da parte dell'azienda sarebbero necessarie.

Il 29 aprile è stato il venerdì nero per l'hosting italiano. Il web italiano quel giorno si è praticamente fermato. Aruba, la società leader in Italia per l'hosting, si "spegneva" momentaneamente a causa di un incendio. Il comunicato dell'azienda spiegava, successivamente, l'accaduto: "Stamane alle h. 04:30, un corto circuito avvenuto all'interno degli armadi batterie a servizio dei sistemi UPS della Server Farm aretina di Aruba ha causato un principio di incendio: è immediatamente entrato in funzione il sistema di rilevamento incendi che in sequenza spegne il condizionamento e attiva il sistema di estinzione. Poiché il fumo sprigionato dalla combustione della plastica delle batterie ha invaso completamente i locali della struttura, il sistema ha interpretato la persistenza di fumo come una prosecuzione dell'incendio e ha tolto automaticamente l'energia elettrica. Confermiamo che nessun danno è stato arrecato ai server e agli storage che ospitano i contenuti dei nostri clienti e alle persone presenti in azienda. Non si è verificata alcuna perdita di dati". Alle 15 e 30, scrive sempre l'azienda "è stata ripristinata l'alimentazione completa dell'intera server farm" anche se alcuni siti hanno rincominciato ad essere pienamente visibili solamente a tarda notte. Aruba è un'azienda che vanta la sua posizione di leadership di mercato essendo "numero uno in Italia per numero di siti in Hosting e per numero di domini registrati con circa 1.650.000 Domini registrati e mantenuti, 1.250.000 Siti attivi in Hosting; 5.000.000 Caselle e-mail gestite; 5.000 Server gestiti; 1.650.000 Clienti". Dai numeri si può capire quanto mezza internet italiana si sia spenta e lo sconcerto di milioni di utenti, che su internet hanno dovuto "abbassare le serrande digitali" per un giorno. Alcune associazioni dei consumatori hanno annunciato di star pensando ad una class action contro Aruba. L'ADOC ad esempio, il 29 gennaio scriveva sul suo sito che "Da questa mattina stiamo ricevendo migliaia di chiamate e segnalazioni da parte di utenti danneggiati dal blackout dei server della società Aruba – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc – l'Adoc ha attivato prontamente il suo pool di legali per valutare la situazione e la possibilità di un risarcimento del danno subito, non escludendo un'eventuale class action a tutela degli interessi degli utenti" (http://is.gd/sRAGes). Il Codacons, sempre il 29 aprile annunciava "la possibilità di intentare una class action in favore dei clienti di Aruba che da questa mattina stanno subendo enormi disagi a seguito di un incendio che ha danneggiato le apparecchiature della società. Migliaia di cittadini e di aziende sono impossibilitati a leggere ed utilizzare la posta elettronica, e numerosi sono i siti internet andati in tilt. Si tratta - spiega il Codacons - di un danno economico enorme, soprattutto per chi lavora con la posta elettronica e per chi gestisce la propria attività attraverso il web" (http://is.gd/a4UJ1r). Ma il Codacons informava anche che "chi intende partecipare alla class action può collegarsi al blog del presidente Codacons www.carlorienzi.it e fornire una pre-adesione illustrando i danni subiti". Su carlorienzi.it c'è proprio un post chiamato "INTERNET: ARUBA IN TILT, POSSIBILE UNA CLASS ACTION" (http://is.gd/XkDblg) dove si leggono i commenti, alcuni a mo' di "preadesioni" alla possibile iniziativa del Codacons. Ma ciò che si nota, leggendoli, è che gli utenti sono pressoché spaccati in due. Una parte è favorevole ad una class action per i danni subiti e un'altra parte non è d'accordo a "punire" Aruba. C'è chi scrive, riferendosi al Codacons "Andate a lavorare, altro che class ecscion...(sic!) Non sapete nemmeno cosa è una server farm e quali servizi offre" e altri che sottolineano il fatto che "Io penso che Aruba al momento dell'episodio doveva attivare subito i server di emergenza in modo da non arrecare danni a noi consumatori primari che abbiamo fatto diventare Aruba un colosso". Se una class action verrà o meno organizzata contro Aruba ancora non si sa, ma la nota mitridatizzazione del Paese fa pensare che gli utenti potranno sopportare tranquillamente un blackout digitale di questa portata. Certo è che la comunicazione di Aruba verso i suoi clienti ha lasciato ancora una volta a desiderare e non solo nelle prime ore dell'emergenza, quando anche il suo sito era fuori uso ed ha dovuto comunicare con un account creato "al volo" su Twitter. Nessuna comunicazione personale sembra giunta ai clienti sul blackout e in molti lamentano che una piccola email di spiegazioni ai webmaster e un simbolico "giorno in più di estenzione del contratto" sarebbe stato gradito. Aruba intanto fa sapere che il primo maggio "I 4 nuovi UPS da 600Kva l'uno e le relative 1200 batterie sono in funzione. Tutti i server sono di nuovo alimentati da energia protetta. Stanno proseguendo i test sul funzionamento automatizzato dei quadri elettrici, dei generatori diesel e di tutto il resto dell'impianto".

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