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Intercettazioni: blogger, obbligo rettifiche su quotidiani nazionali?

La prossima settimana potrebbe arrivare alla Camera il ddl sulle intercettazioni, già ribattezzato legge bavaglio, al cui interno vi è anche la norma "ammazza blog", che prevede l'obbligo di rettifica. Persino sui "quotidiani nazionali". Naturalmente a spese dei blogger, e non solo.

Torna in Aula alla Camera il disegno di legge sulle intercettazioni, e la protesta contro quella che era già stata definita "legge bavaglio" infiamma nuovamente la piazza e i social network. Un disegno di legge che era "finito su un binario morto e che il governo Berlusconi ha pensato di dover richiamare in vita in presenza di un nuovo scandalo che investe la vita pubblica italiana" spiega senza troppi giri di parole Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), mentre invitava tutti, giornalisti e non, a manifestare il 29 settembre a piazza del Pantheon a Roma, per la protesta indetta dal "Comitato per la libertà e il diritto all'informazione, alla cultura e allo spettacolo". In ballo, infatti, non vi è solo l'idea di eliminare o ridurre l'uso delle intercettazioni telefoniche, "strumento di indagine fondamentale per combattere la criminalità organizzata e la mafia dei colletti bianchi" come sottolinea il capogruppo IdV in Senato, Felice Belisario. Nel disegno di legge, che pare vorrebbe essere approvato attraverso il meccanismo della fiducia, vi è infatti anche la cosiddetta norma "ammazza blog", che prevede l'obbligo di rettifica anche per i siti informatici. La norma "ammazza blog" andrebbe infatti a modificare, se approvata, una parte dell'articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, cioè la "legge sulla stampa" (odg.mi.it/node/30855), poiché verrebbe inserito, dopo il terzo comma: "Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono" (http://is.gd/iVdrcm). Al quarto comma, invece, verrebbe aggiunto che le rettifiche o dichiarazioni devono essere pubblicate "senza commento". Il pericolo, per tutti i siti informatici (per i blog ma anche, probabilmente, per portali come "Wikipedia", solo per fare un esempio "eccellente"), sarebbe quindi l'introduzione di una norma che imporrebbe agli autori di uno scritto (o ai gestori del sito internet) di pubblicare 'senza se e senza ma' una rettifica dietro semplice richiesta, fondata o meno, di un soggetto che si ritenga leso da quanto pubblicato. E se non si rettifica, la multa potrebbe raggiungere anche i 12mila euro. E' evidente, si fa notare da più parti, che a farne maggiormente le spese saranno quei blogger e quei giornalisti freelance che, pur costretti all'utilizzo di ogni "condizionale" possibile per cercare di esprime un concetto, cercano di far valere il loro diritto "di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", come recita all'articolo 21 la nostra Costituzione. La norma "ammazza blog" non farebbe quindi altro che peggiorare non solo la condizione della libertà di stampa in Italia, secondo le opposizioni, ma anche la classifica che ogni anno stila "Reporters sans frontieres", che nel 2010 ha mantenuto stabile il Bel Paese alla 50esima posizione, dopo la "Bosnia e Erzegovina, Taiwan e il Burkina Faso" (http://is.gd/HWbotl). Per questo ieri in piazza del Pantheon c'erano "tutti quei cittadini che non vogliono farsi sequestrare il diritto di sapere", come auspicava Roberto Natale della FNSI. E mentre l'opposizione in Parlamento promette battaglia per quando il testo sulle intercettazioni approderà alla Camera, a quanto pare nella prima settimana di ottobre, qualcuno ha notato nel disegno di legge anche un'altra norma che parrebbe ancora più liberticida, secondo l'opinione di alcuni, di quella oggetto delle proteste. Sembra infatti che dopo il quarto comma della legge 8 febbraio 1948 si voglia anche inserire: "Per la stampa non periodica l'autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all'articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l'ha determinata" (http://is.gd/iVdrcm). Ad una prima lettura sembra quindi che si voglia inserire una norma che obbligherà la "stampa non periodica" (quindi non le testate giornalistiche ma "tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione, come recita l'articolo 1 della legge sulla stampa), compresa probabilmente quella su internet, a pubblicare "a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale" indicati dalla "persona offesa" la rettifica richiesta. In poche parole, un blogger che magari fa una manciata di accessi al giorno, per fare un esempio, ma anche il giornalino della scuola e della parrocchia o il volantino di una manifestazione, dovrebbe acquistare a proprie spese uno spazio per la rettifica magari sul Corriere della Sera o su La Repubblica, se la "persona offesa" lo ritenesse necessario. Se tale norma venisse approvata, fa notare più di un osservatore, sarebbe probabilmente la fine non solo della stampa libera ma anche della libertà di espressione.

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