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Intercettazioni, Bersani: alcune non ha senso divulgarle, ok confronto

Angelino Alfano spiega che la riforma sulle intercettazioni potrebbe approdare in aula già prima della pausa estiva, e ad aprire al "confronto" è Pier Luigi Bersani, che spiega che in effetti non dovrebbero essere "divulgate intercettazioni che non ha senso divulgare".

Il Guardiasigilli Angelino Alfano, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi sulla digitalizzazione, sottolinea che anche se nell'ultimo periodo non vi sono state polemiche al riguardo, questo non significa che non è continuato un lavoro sulla riforma delle intercettazioni, sottolineando come in queste settimane "le Commissioni riunite di Camera e Senato hanno continuato nelle loro audizioni e hanno ricevuto input, consigli, suggerimenti e giudizi preziosi". Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, annuncia così che finite le audizioni si voteranno gli emendamenti e "il calendario parlamentare vede la possibilità che la riforma sia trattata in aula già prima della pausa estiva". Insomma, sembra che il governo abbia una certa premura nel portare finalmente a compimento una nuova normativa sulle intercettazioni, anche perché Silvio Berlusconi da Bruxelles torna a ripetere che il nostro non può considerarsi un Paese civile se "non esiste più la garanzia dell'inviolabilità di ciò che si dice al telefono". Per Berlusconi, infatti, "non è vita quella di alzare il telefono e non poter parlare liberamente, senza che queste telefonate siano intercettate e vederle apparire sulla stampa, anche se non hanno nessun, nessun risvolto penale". Angelino Alfano continua indirettamente su questa stessa linea e quasi continuando il botta e risposta del giorno prima con Giovandomenico Lepore, capo della procura di Napoli titolare dell'inchiesta sulla P4 (Alfano: leggere intercettazioni anche divertente, ma su P4 irrilevanti - http://is.gd/TR0DhZ), ribadisce che pubblicare le intercettazioni penalmente irrilevanti "oltre che moralmente sbagliato costituisce un reato e sarebbe da perseguire in base al principio dell'obbligatorietà dell'azione penale". Lepore invece, intervenendo a "24 Mattino" su Radio 24, si chiede come mai "la gente si sgomenta e si arrabbia per la diffusione delle intercettazioni, ma non per il contenuto delle stesse". "E' una cosa grave, che mi preoccupa - continua il procuratore capo di Napoli - Io vorrei vedere un po' di indignazione per i contenuti, invece si cerca di delegittimare i magistrati dicendo che cerchiamo pubblicità, il che non è vero". Ancora una volta, Lepore sottolinea che la legge impone ai magistrati "di depositare tutti gli atti, con gli allegati". E in mezzo a tale polemica, si inserisce anche il leader del PD Pier Luigi Bersani, soddisfatto che Angelino Alfano abbia deciso di non ricorrere ad un decreto per riformare la legge sulle intercettazioni. Bersani però a sopresa apre "a qualsiasi confronto", soprattutto se si partirà da quel "disegno di legge depositato al Senato a firma Finocchiaro-Casson". A stupire maggiormente è però l'annuncio della "posizione" del PD, che "parte dal problema alla fonte per cui non vengano divulgate intercettazioni che non ha senso divulgare". Ma chi decide cosa ha senso o meno divulgare, sottolinea già qualcuno? Il procuratore capo di Napoli Lepore, per esempio, evidenzia che "i fatti venuti fuori attraverso le intercettazioni non sono solo gossip" e anche Massimo Donadi, capogruppo dell'IdV alla Camera, spiega che "le intercettazioni sono uno strumento di indagine indispensabile e i cittadini hanno tutto il diritto di essere informati sulla condotta e sulle malefatte di chi governa", annunciando che dall'Italia dei valori non ci sarà alcuna apertura in tal senso.

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