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Corruzione Roma, Pizza: ho fatto assumere fratello Alfano? Poste: valuteremo situazione

Nelle intercettazioni dell'inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio spunta il nome di Angelino Alfano. Il faccendiere si vanta infatti di aver fatto assumere alle Poste il fratello del ministro dell'Interno. Per Alfano si tratta solo di un uso politico delle intercettazioni, ma Poste Italiane precisa che "la situazione verrà valutata".

"Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un'inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici" dichiara il ministro dell'Interno Angelino Alfano, commentando le carte dell'inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio. Secondo alcuni media, nelle intercettazioni allegate all'inchiesta spunterebbe infatti anche il nome di Alfano, citato per l'assunzione di suo fratello alle Poste Italiane.

Il 9 gennaio del 2015, Raffaele Pizza (fratello dell'ex sottosegretario del governo Berlusconi) era al telefono con Davide Tedesco, collaboratore politico del ministro dell'Interno, ed ha sostenuto "di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l'ex amministratore Massimo Sarmi, l'assunzione del fratello (Alessandro, ndr) del ministro in una società del Gruppo Poste" come riporta la Guardia di Finanza. Nel corso della conversazione Pizza si sarebbe inoltre lamentato del fatto che Alessandro Alfano non era contento di avere come stipendio 160mila euro annui, poiché poteva raggiungere il tetto fissato a 170mila. Raffaele Pizza spiega: "Io gli ho fatto avere 160.000 - aggiungendo - Il motivo che non arriviamo a 170 è per evitare che poi dice cazzo te danno fino all'ultima lira. Diecimila euro magari te li recuperi diversamente".

Angelino Alfano non dice nulla sull'assunzione del fratello alla Poste ma chiarisce solamente: "Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni. - chiarendo - L'inchiesta racconta comportamenti e metodi che, se confermati, sono anni luce distanti dalla mia visione delle cose, del mondo e dell'essere cittadino della Repubblica".

Il ministro dell'Interno quindi conclude: "Io rimango fermo a quanto valutato da chi l'inchiesta l'ha studiata e portata avanti e ha ritenuto di non coinvolgermi. Il resto appartiene al lungo capitolo dell'uso mediatico delle intercettazioni. Ma questo è un discorso ben noto a tutti, che si trascina da anni, diventando ormai una vera e propria telenovela legislativa".
Francesco Caio, amministratore delegato di Poste Italiane, precisa che "la situazione verrà valutata" mentre il M5S chiede ad Angelino Alfano di riferire in Parlamento.

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