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Intelligenza artificiale: ILLIAC I (1952) batte Google Magenta (2016). Il primo compone una suite, l'altro un jingle

Un computer a valvole costruito nel 1952 ha composto una suite in quattro movimenti per quartetto d'archi (la Illiac Suite), mentre Google Magenta, il progetto di "intelligenza artificiale creativa" di Google ha fino ad ora composto una specie di jingle. La canzoncina partorita dall'IA di Google (pardon, AI, siamo inglesi, no?), scompare di fronte alla maestosità del primo esperimento nella storia di musica generata al computer. Ma 60 anni prima.

L'informatica sta morendo di marketing. Il fatto che ci sia sostanzialmente un solo motore di ricerca ed un solo circuito pubblicitario digitale sul pianeta terra, sta portando alla costruzione di un unico megafono che urla, giorno per giorno, le gesta del polifemo di Mountain View. Non c'è passo che Google faccia, senza che non sia salutato come "il primo", "l'unico" e "il rivoluzionario". Di fatto si sta invece assistendo ad una paralisi nello sviluppo informatico (ormai in mano a Google, Facebook e pochi altri, oltre ai militari) che sa sfornare solamente gadget e stucchevoli revival della ricerca (a quei tempi sì rivoluzionaria) informatica e cibernetica degli anni '50.

L'ultima notizia, rimbalzata su ciò che rimane dei siti internet di informazione italiani, è che il progetto di "intelligenza artificiale creativa" di Google, chiamato "Google Magenta" (il polifemo avrà scelto il "magenta" in quanto il più creativo e lisergico degli altri colori), ha composto un insulso motivetto che dura 90 secondi completamente da solo. Insomma, il computer di Google, con le mirabili reti neurali (vanno di moda teoricamente dagli anni '50, ma si sono imposte ormai nella collezione primavera estate di quest'anno) ha tirato fuori questa canzoncina a cui i ricercatori hanno dovuto anche mettere una altrettanto insulsa base ritmica per dare un minimo di appeal al risultato.

Ovvio lo spellamento di mani degli entusiasti fan che plaudono già la fine di ogni creatività musicale umana (meglio farla comporre da Google), non capendo che non servono reti neurali per sancirla, dato che è scomparsa da almeno un decennio per volontà dell'uomo stesso. Peccato che la canzoncina di Google Magenta non sia il primo brano "composto" autonomamente da un computer, ma sia uno degli ultimi della serie, dato che la prima musica totalmente composta da un computer elettronico fu la Illiac Suite nel 1957.

Dato che i tempi erano più seri e l'informatica era una scienza per addetti ai lavori (di ogni disciplina del sapere) e non per gli uffici marketing (tutti fischietto e chitarrina), ecco che il computer ILLIAC I (Illinois Automatic Computer) costruito nel 1952 dall'Università dell'Illinois (basato sulla architettura di Von Neumann) e funzionante a valvole (2800 termoioniche e incandescenti), compose orgogliosamente una piece in quattro movimenti. La "Illiac Suite", questo il nome, che fortunatamente si può ascoltare su Youtube, è suonata da un vero quartetto d'archi, dato che, classicamente, ILLIAC I grazie ai suoi "maestri" Lejaren Hiller e Leonard Issacson, ebbe come output una vera e propria partitura.

Ovviamente ai tempi non ci si permetteva di parlare di intelligenza artificiale (che non esiste e mai esisterà) ma di cibernetica, di sistemi esperti, di modelli matematici, di teoria dell'informazione, di grammatica generativa, ecc. Il paragone tra la canzoncina di "Google Magenta" e la "Illiac Suite" sta come la lista della spesa alla Divina Commedia. Sentire per credere.

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