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Addio Zio John McCarthy. Ha insegnato ai computer a giocare a scacchi

Gli scacchi sono la Drosophila dell'Intelligenza Artificiale. Questa frase la citava spesso Zio John McCarthy per far capire che lui, inventore del termine "intelligenza artificiale" e creatore di LISP, non stava semplicemente insegnando ai computer a "giocare" ma a "pensare".

Il 23 ottobre se ne è andato John McCarthy, conosciuto dagli appassionati di storia dell'informatica e da chi ha avuto la fortuna di collaborarci come Zio John McCarthy. Chissà se l'inventore del termine "intelligenza artificiale" (nel 1956) e la sua passione per la programmazione (è infatti il padre del linguaggio LISP) avrebbe mai immaginato che la sua morte sarebbe stata annunciata su Twitter, con un cinguettio, proprio da quella Stanford University che, nel 1962, lo vide approdare dopo essere stato una colonna del MIT (Massachusetts Institute of Technology). Dallo Stanford Engineering si comunica infatti via Twitter: "sadly, we have confirmed that John McCarthy passed away Oct. 23" (http://is.gd/9otLUg). Dopo Steve Jobs, guru e mago del marketing dell'informatica, e Dennis Ritchie padre del linguaggio C e di Unix, se ne va un'altra icona dell'informatica, quella più affascinante e "di speculazione", come è l'AI. Quando "Uncle John" McCarthy parlava di AI ("artificial intelligence") e la definiva "the science and engineering of making intelligent machines" veniva preso per matto ed effettivamente il professor John McCarthy un po' strano, detto sempre affettuosamente, lo era. Zio John era infatti famoso al MIT per essere uno di quei geni sbadati, distratti, a cui se si rivolgeva una domanda spesso si riceveva una risposta solo dopo una settimana, all'improvviso (e completamente fuori contesto), come se il discorso con l'interlocutore fosse stato interrotto solo un secondo prima. Quasi un tipico comportamento di quei "bestioni" in "batch" su cui John McCarthy lavorava negli anni '50 con un "clero" fatto di nomi che oggi sono leggenda come Alan Kotok e Peter Samson. Anche perché la fissazione di Zio John McCarthy erano gli scacchi e lo studio di questo gioco millenario rispetto ai computer e ai suoi modelli di "ragionamento", era al centro del lavoro pionieristico del professore. John McCarthy può essere infatti ricordato come il pioniere dei software per giocare a scacchi, dato che nel 1959 fu proprio lui a far partire un gigantesco programma sull'IBM 704 del MIT proprio per giocare a "Chess". E fu lui, in una pagina dimenticata dell'informatica della "guera fredda" ad accettare la sfida di Alexander Kronrod, dopo una sua visita di McCarthy in Unione Sovietica, per una partita a scacchi tra computer USA-URSS. Il torneo consisteva in quattro partite a scacchi, con da una parte in USA un IBM 7090 con un programma scritto da Kotok e McCarthy e dall'altra parte, in URSS il computer sovietico M-2 programmato dall'Institute of Theoretical and Experimental Physics (ITEP). Vinse l'Unione Sovietica per 3 a 1. Ma perché gli scacchi sono così importanti per l'intelligenza artificiale? La risposta la dà lo stesso Zio John McCarthy nel suo libro "Che cosa è l'intelligenza artificiale?" riportando proprio una famosa citazione del collega sovietico Alexander Kronrod. Scrive Zio John: "Alexander Kronrod, un ricercatore di Intelligenza Artificiale russo ha detto: 'Gli scacchi sono la Drosophila dell'AI'. Stava facendo un'analogia con l'uso che fanno i genetisti delle mosche della frutta per studiare l'ereditarietà. Giocare a scacchi richiede alcuni meccanismi intellettuali e non altri. Ci sono programmi di scacchi ora che giocano a livello di grandi maestri, ma lo fanno con meccanismi intellettuali limitati se comparati con quelli usati da uno scacchista umano, sostituendo alla comprensione una enorme capacità di calcolo. Quando capiremo meglio questi meccanismi, potremo costruire dei programmi di scacchi a livello umano per fare molti meno calcoli rispetto ai software attuali". E Zio John McCarthy sottolinea ironicamente il parossismo di quell'industria dell'intrattenimento che ha fatto diventare la scienza informatica più un feticcio da sfiorare, che una potente arma speculativa. "Purtroppo, gli aspetti competitivi e commerciali - osserva John McCarthy - di far giocare i computer a scacchi hanno preso la precedenza rispetto all'utilizzo degli scacchi come un dominio scientifico. E' come se i genetisti dopo il 1910 avessero organizzato delle corse di mosche della frutta e avessero concentrato i loro sforzi nell'allevamento di questi moscerini per vincere queste corse".

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