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Smog: aria in Italia è da "codice rosso" in 48 città nel 2015. Record auto per abitante

Nel 2015 ben 48 città italiane fuorilegge con il livello di Pm10 alle stelle, e l'aria respirata in questi centri urbani è stata da "codice rosso". E' la denuncia di Legambiente che presenta il dossier Mal'Aria di città 2016, sull'inquinamento atmosferico e acustico nelle città italiane. "Il protocollo firmato lo scorso 30 dicembre tra Ministero dell'Ambiente, rappresentanti di Comuni e Regioni, non è stato all'altezza del problema" avverte Rossella Muroni, presidente dell'associazione ambientalista.

Nel 2015 ben 48 città italiane fuorilegge con il livello di Pm10 alle stelle. E' la denuncia di Legambiente che presenta il dossier Mal'Aria di città 2016, sull'inquinamento atmosferico e acustico nelle città italiane.

Anche il 2015 per l'aria respirata nei centri urbani è stato un anno da "codice rosso", segnato da un'emergenza smog sempre più cronica, avverte infatti l'associazione ambientalista, elencando: "Milano avvolta in una cappa che la fa somigliare a Pechino, la Pianura Padana coperta da un manto di nebbia e smog, la città della Mole dove non si intravedono sullo sfondo le montagne e la vetta del Monviso, o Roma che si risveglia più volte velata da un'insolita foschia sono solo un esempio".
"Non basta appellarsi all'assenza di vento e pioggia per intere settimane, l'aria diventa sempre più irrespirabile a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili, dell'ozono e del biossido di azoto che causano, tra l'altro, danni alla salute dei cittadini e all'ambiente circostante" evidenzia Legambiente, spiegando: "Delle 90 città monitorate dall'associazione ambientalista nella campagna PM10 ti tengo d'occhio, nel 2015 ben 48 (il 53%), hanno superato il limite dei 35 giorni di sforamento consentiti di Pm10. Le situazioni più critiche si sono registrate a Frosinone che guida anche quest'anno la classifica dei capoluoghi di provincia dove i giorni di superamento nel 2015 sono stati 115; seguita da Pavia con 114 giorni, Vicenza con 110, Milano con 101 e Torino con 99. Dei 48 capoluoghi fuori legge il 6% (Frosinone, Pavia e Vicenza) ha superato il limite delle 35 giornate più del triplo delle volte, andando oltre i 105 giorni totali; il 33% lo ha superato di almeno due volte e il 25% ha superato il limite legale una volta e mezza".

Ma anche a livello regionale, la situazione non è delle migliori. "In Veneto - si legge nel dossier - il 92% delle centraline urbane monitorate ha superato il limite dei 35 giorni consentiti; (in particolare quelle di Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza), in Lombardia l'84% delle centraline urbane (tutte quelle di Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Como e Monza), in Piemonte l'82% delle stazioni di città (en plein per le centraline di Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli), il 75% delle centraline sia in Emilia-Romagna (Ferrara, Modena, Piacenza, Parma, Ravenna e Rimini) sia in Campania (Avellino, Benevento, Caserta e Salerno)".

Relativi invece al 2014 i dati sugli altri inquinanti quali PM2,5, ozono troposferico, e ossidi di Azoto. Legambiente risposta che "per il PM2,5 i capoluoghi di provincia Monza, Milano e Cremona hanno superato il limite del valore obiettivo di 25 µg/m3 di PM2,5 (erano 11 le città nel 2013 e 15 nel 2012). - aggiungendo - Dati poco rassicuranti riguardano invece dall'Ozono: un terzo dei capoluoghi di provincia monitorati (28 su 86) ha superato il limite dei 25 giorni (dati 2014). Prime in classifica Genova e Rimini con 64 giorni di superamento, seguono Bologna (50), Mantova (49) e Siracusa (48). Particolarmente critica la situazione nell'area padana per le elevate concentrazioni di questo inquinante. Per gli ossidi di Azoto, sempre nel 2014, sono 10 i capoluoghi di provincia sui 93 monitorati (il 12%) che hanno superato il limite normativo (Torino, Roma, Milano, Trieste, Palermo, Como, Bologna, Napoli, Salerno, Novara)".

Dati che non stupiscono se si pensa che oggi l'Italia continua ad avere il record per numero di auto per abitante: il tasso di motorizzazione arriva a 62 auto ogni 100 abitanti della città di Roma o ai 67 di Catania, contro le 25 auto ogni 100 abitanti di Amsterdam e Parigi o le 31 di Londra.

Ecco perché Legambiente invita il governo ad adottare una vera "strategia nazionale per la qualità dell'aria e un piano per la mobilità in città, accompagnato da studi accurati sulle fonti di emissione, eseguiti a scala locale e urbana, per pianificare le giuste politiche di intervento" perché "l'emergenza smog difficilmente si potrà risolvere con interventi sporadici che di solito le amministrazioni propongono in fase d'emergenza tra targhe alterne, blocchi del traffico, mezzi pubblici gratis" come evidenzia Rossella Muroni, presidente dell'associazione ambientalista.

"Il protocollo firmato lo scorso 30 dicembre - chiarisce Muroni - tra Ministero dell'Ambiente, rappresentanti di Comuni e Regioni, non è stato all'altezza del problema e il rischio è che si rincorra sempre l'emergenza senza arrivare a risultati concreti e di lunga durata". Legambiente evidenzia che "la priorità deve essere la realizzazione di nuove linee metropolitane e di tram, a cui devono essere vincolate da subito almeno il 50% delle risorse per le infrastrutture, da destinare alle città, dove si svolge la sfida più importante in termini di rigenerazione urbana e di vivibilità".

Quelli presentati da Legambiente non rimangono infatti numeri astratti perché si trasformano in rilevanti impatti sulla salute visto che "ogni anno l'inquinamento dell'aria causa oltre 400.000 morti premature nei paesi dell'Unione europea. Fra questi, l'Italia ha uno dei peggiori bilanci in Europa: la Penisola detiene il record di morti per smog con 59.500 decessi prematuri per il Pm2,5 – 3.300 per l'Ozono e 21.600 per gli NOx nel solo 2012 (dati Agenzia europea dell'ambiente)". "Stime che potrebbero crescere esponenzialmente se - si avverte - come valori limite di riferimento per gli inquinanti si prendessero quelli consigliati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità; in base a questi valori dell'OMS, la percentuale di popolazione in ambiente urbano esposta a concentrazioni di polveri sottili dannose per la salute salirebbe dall'attuale 12% a circa il 90%; per l'Ozono si passerebbe dall'attuale 14-15% al 97-98%".

I danni alla salute diventano anche economici, visto che il Servizio Sanitario Nazionale spende dai 47 ai 142 miliardi l'anno (dati del 2010) per assistere le persone affette da patologie legate all'inquinamento. Senza contare le due procedure d'infrazione emesse dall'UE nei confronti dell'Italia in merito al superamento dei limiti del Pm10 e del biossido di azoto (NO2).

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