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Le arance di Sicilia toglieranno il mercurio dal Mar Mediterraneo?

Il Mar Mediterraneo è inquinato dal mercurio e i suoi pesci hanno quantità superiori di questo metallo pesante rispetto a quelli dell'Atlantico. Riusciremo mai a ripulire il nostro mare? Dall'Australia un nuovo polimero potrebbe farlo, con la complicità delle bucce d'arancia, possibilmente di Sicilia.

Il nostro Mar Mediterraneo è inquinato dal mercurio in maniera drammatica. Purtroppo questo affascinante metallo pesante è da sempre utilizzato in maniera scriteriata soprattutto se rapportato alla sua tossicità neurologica. E per inquinamento da mercurio non si pensi solamente agli impianti industriali che hanno allegramente sversato il mercurio in mare (quando anche l'Italia era allegra), ma anche alle onnipresenti lampadine a risparmio energetico il cui contenuto di mercurio spesso è pericolosamente ignorato. Il CNR nel 2005 in un articolo dal titolo emblematico su questo metallo pesante, "Mediterraneo: allarme mercurio", scriveva a proposito: "Il metallo è presente nei pesci dei nostri mari in quantità maggiori di quelle riscontrate nella fauna ittica dell'Atlantico. Ma il rischio è globale: circa 4.500 le tonnellate annualmente rilasciate in atmosfera, di cui 2.250 da attività industriali. I Paesi asiatici contribuiscono per il 40%". Davanti al piatto modaiolo di sushi e sashimi ci si ricordi quindi che il tonno che ancora sopravvive nel Mediterraneo, tagliato crudo a pezzetti, potrebbe essere più "pesante" da digerire del solito.

Ma potranno mai i mari e i fiumi liberarsi di questo metallo pesante la cui intossicazione ad alte dosi provoca la cosiddetta Malattia di Minamata? Forse una soluzione potrebbe esserci, addirittura basso costo ed ecocompatibile. Una sostanza ricavata dalle bucce delle arance (il limonene) potrebbe infatti assorbire il mercurio dalle acque per poterlo poi smaltire agevolmente. La possibile soluzione viene dall'Australia e sfrutta appunto gli scarti delle lavorazioni delle arance e lo zolfo prodotto come avanzo dei processi industriali nel settore petrolchimico. Da queste abbondanti materie prime si ricava il "polisolfuro zolfo-limonene" che ha la meravigliosa capacità di funzionare come una sorta spugna "acchiappa mercurio". Il merito della scoperta va a Justin Chalker della Flinders University che inizialmente voleva solamente ricavare della plastica a basso costo dalle 70 milioni di tonnellate di zolfo e dalle 70 mila tonnellate di limonene prodotti in tutto il mondo. Quando però il polisolfuro zolfo-limonene ha manifestato la sua spiccata simpatia per il mercurio il ricercatore ha subito pensato come potesse utile per ripulire l'ambiente.

"La contaminazione da mercurio è una piaga in molte zone del mondo che finisce sul cibo ed acqua - dice Chalker - e c'è una forte esigenza di trovare un metodo economico ed efficace per intrappolare questo metallo". "Fino ad ora il modo di intrappolarlo non c'era, ma il nuovo polimero copre questa urgenza", assicura il ricercatore australiano. Il polisolfuro zolfo-limonene ha anche una marcia in più rispetto alle resine che di solito filtrano il mercurio (ed altri metalli pesanti) dall'acqua. Oltre ad essere alquanto ecocompatibile il polimero all'arancia cambia colore quando ha cessato di assorbire il mercurio. Funziona quindi come una sorta di cartina al tornasole, diventando un potenziale rivelatore per la presenza del metallo nell'acqua. La potenzialità della scoperta è enorme, si va dai tubi costruiti con questa plastica che cambiano colore una volta "esausti", fino ai filtri per impianti industriali che hanno l'obbligo di filtrare i loro residui di lavorazione che contengono mercurio. Assorbire il mercurio disciolto nel Mar Mediterraneo costerà sicuramente un po' di più, ma sai che soddisfazione sapere che le bucce delle arance di Sicilia potrebbero far tornare il Mare nostrum di nuovo blu?

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