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Inquinamento, CNR: zeoliti da mare e ceneri di centrali a carbone

Le zeoliti, minerali usati nell'industria per decontaminare l'acqua al cesio radioattivo di Fukushima, o per "assorbire" i metalli pesanti, potranno essere "sintetizzate" partendo dall'acqua di mare insieme ad un rifiuto delle centrali termoelettriche a carbone chiamato fly ash (cenere leggera). Dopo anni di ricerche brevettata l'invenzione dell' Imaa-Cnr di Tito Scalo (Potenza).

Mentre si celebra in tutto il mondo l'Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra, pochi si ricordano in occidente delle due catastrofi nucleari che feriscono Gaia (non quella di Casaleggio, ovviamente). Una è Chernobyl che minaccia ancora oggi la salute di milioni di cittadini e promette di avvelenare, col tempo, anche il Mediterraneo, l'altra è la catastrofe atomica di Fukushima, in Giappone, crisi nucleare ancora bollente quanto opaca, di cui anche i giapponesi non sembrano rendersi pienamente conto delle gravità.
Certamente una delle lotte decisive dopo una tragedia nucleare è quella della decontaminazione dei territori, e nel caso di Fukushima, tutte le azioni possibili per non far finire nell'Oceano Pacifico altra acqua contaminata usata per "raffreddare" (le virgolette sono d'obbligo) i reattori nucleari fuori controllo. Un metodo usato per decontaminare migliaia di ettolitri d'acqua di raffreddamento radioattiva è quello di far passare il liquido contaminato, soprattutto da cesio radioattivo in grossi filtri di zeolite (montati in serie). La zeolite è un minerale (ora prodotto anche sinteticamente) che ha la capacità di trattenere in sé (un po' come fa per altri usi il carbone attivo) le particelle radioattive. Dove vadano poi a finire le tonnellate di zeoliti ormai radioattive, è chiaramente un altro paio di maniche, ma così funziona nella filiera della tragedia nucleare. E' comunque una buona notizia quella che viene dal CNR che ha registrato un brevetto tutto italiano (depositato nella patria dei brevetti, gli USA) per un metodo di produzione di zeoliti a basso costo, addirittura da acqua di mare e da ceneri di combustione delle centrali a carbone. In un prossimo futuro, quindi, l'acqua "pulita" del mare potrebbe, insieme ad un rifiuto altamente tossico come le ceneri leggere (chiamate fly ash) delle centrali termoelettriche, filtrare le acque reflue radioattive di una centrale atomica in pezzi.
Spiegano i ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Imaa-Cnr) di Tito Scalo (Potenza) dopo anni di esperimenti: "Le zeoliti sono minerali idrati di silicio, comunemente ottenute con acqua distillata e utilizzate come 'setacci chimici', come filtri per controllare gli odori e assorbenti per rimuovere elementi o molecole dalle acque contaminate". Claudia Belviso dell'Imaa-Cnr argomenta: "La novità del nostro metodo consiste nell'averle sintetizzate impiegando acqua di mare, reperibile a costo zero, anziché acqua distillata e a temperature inferiori a 45°C, riducendo così nettamente anche la spesa energetica. La quantità di zeolite sintetizzata con questo nuovo processo è nettamente maggiore rispetto a quella formata con acqua distillata". La ricercatrice illustra il procedimento: "Il fly ash deriva dal combustibile fossile (carbone) delle centrali termoelettriche ed è costituito da materiale minerario refrattario alla combustione e da componenti residue per le quali la combustione avviene in modo incompleto". Anche per un rifiuto pericoloso delle centrali termoelettriche c'è quindi un futuro oltre la discarica, senza contare che il fly ash trova un' "ingente produzione negli Stati Uniti, in Cina e in India è un problema ambientale notevole", scrive il CNR. Claudia Belviso dell'Imaa-Cnr quindi ricorda: "Le zeoliti sintetizzate a partire da questi scarti con il processo oggetto del brevetto potranno invece essere utilizzate come una sorta di 'spugna' negli impianti di filtrazione per la bonifica di acque inquinate e per bonificare terreni contaminati da metalli pesanti come nichel, piombo e manganese, o da composti organici presenti in concentrazioni elevate".

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