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ILVA Papa: "soluzione tuteli diritto alla salute e diritto al lavoro"

ILVA di Taranto ricordata dal Papa dopo l'Angelus. Il Vescovo di Taranto ringrazia, e si augura che all'ILVA non finisca con una "guerra tra vittime". Intanto la "tregua" decisa tra lavoratori e sindacati potrebbe rompersi questa mattina, con l'apertura del Consiglio comunale di Taranto.

La situazione dell'ILVA di Taranto è un crocevia storico. Un'industria pesante che a Taranto, prima come Italsider, è "entrata" addirittura nel "DNA" della città, come si legge da "Il Fatto Quotidiano", che intervista Barbara Amurri , ematologa, che lavora all'ospedale Moscati di Taranto. Osserva la dottoressa: "Qui muoiono come mosche e vedono morire i loro figli, eppure cercano una 'sistemazione' all'Ilva o all'Eni o alla Cementir anche per loro. E' la dannazione di questa terra: il non pensare al futuro. Si vive cercando di allontanare il problema, poi domani il problema torna, ma l'importante è re-spingerlo adesso". E in questa "ciclicità" si scopre che, come si legge sempre nell'articolo di Maria Luisa Mastrogiovanni "poi quel benessere ha cominciato a vacillare, perché la diossina, il pcb, hanno la capacità – spiega (la dottoressa, ndr) – di agire a livello cromosomico, per cui la dottoressa Amurri e il suoi colleghi hanno cominciato a registrare un dato inquietante: sono i figli e i nipoti degli operai ad ammalarsi sempre più spesso. L'Ilva è entrata dentro di loro fino a divenirne parte". Una situazione molto più comune in Italia di quel che si pensi, dove si è barattato per un "bicchiere di veleno" quotidiano, la "serenità" di un lavoro "fisso". E così quella sorta di "profezia" di Tommaso di Ciaula (di Adelfia, Bari), che con "Tuta Blu" (1978) descriveva in modo commovente e verace il "baratto" della campagna pugliese con il grasso ed il "sudore" della fabbrica, si rivela oggi nella sua cruda realtà. Il futuro ora ha chiesto il conto, ed il passato, nascosto sotto il tappeto comincia a fare paura, dal punto di vista sia economico quanto ambientale. E così si scongiura, come fa il vescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, che sta tornando dal Brasile per organizzare una veglia di preghiera con gli operai, la "guerra tra vittime", sperando in un "impegno delle Istituzioni, dei sindacati, della politica, dei media". Da una parte quindi i magistrati della Procura pugliese che hanno disposto il sequestro dell'impianto per ragioni ambientali, dall'altra parte i 12mila operai ed i sindacati (Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm) preoccupati per i posti del lavoro. Stamattina alle 9 si aprirà il Consiglio comunale di Taranto che ha all'ordine del giorno, come è naturale, la situazione dell'ILVA e la "tregua", che domenica ha visto operai e sindacati abbastanza tranquilli, potrebbe rompersi se il Comune non prenderà una posizione per la tutela del lavoro. Intanto Papa Benedetto XVI da Castel Gandolfo, dopo la recita dell'Angelus, offre l'unica soluzione per molti possibile, perché il futuro conservi una "prospettiva" e non solo il "ticchettio" delle lancette (e del "cronometrista" caro, si fa per dire, a di Ciaula). Dice il Santo Padre: "Seguo con preoccupazione le notizie relative allo stabilimento ILVA di Taranto e desidero manifestare la mia vicinanza agli operai e alle loro famiglie, che vivono con apprensione questi difficili momenti. Mentre assicuro la mia preghiera e il sostegno della Chiesa, esorto tutti al senso di responsabilità e incoraggio le Istituzioni nazionali e locali a compiere ogni sforzo per giungere ad una equa soluzione della questione, che tuteli sia il diritto alla salute, sia il diritto al lavoro, soprattutto in questi tempi di crisi economica". Insomma, parole che molti avrebbero voluto sentire (seguite certamente dai fatti) anche da qualche politico, oggi come qualche anno fa. Mons. Filippo Santoro ha ringraziato il Papa con queste parole: "Nell'ora di una delle prove più dure per la città, le parole del Santo Padre ci sono di grande conforto. Non siamo soli".

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