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Tesla contro Tir: morto passeggero perché il conducente era Autopilot

Di solito si dice morto il conducente, ma questa volta a condurre l'auto elettrica Tesla prodotta dal modesto Elon Musk era il celebrato Autopilot. Joshua Brown è la prima vittima nota delle auto a guida autonoma. Ed era un pilota, anzi un aiuto pilota, molto esperto. Indagine della NHTSA, incubo ritiro delle auto per Elon Musk.

E' avvenuto ed è già storia, un po' come fu per Bridget Driscoll nel 1896: una vita umana è stata schiacciata da una automobile. Ma se la povera Driscoll è passata agli annali (e all'altro mondo) come "la prima vittima di un incidente stradale" in Inghilterra a causa di automobili che al massimo andavano a 13 km all'ora, Joshua Brown, ex Navy Seal di 40 anni, sarà ricordato come la prima vittima delle auto "che si guidano da sole", le auto a guida autonoma.

Joshua Brown, a bordo della sua elettrica Tesla Model S, con inserito il pilota automatico viaggiava in Florida, vicino a Williston in autostrada quando è finito addosso ad un tir che viaggiava nella direzione opposta ma svoltava a sinistra. L'Autopilot della Tesla S prodotta da Elon Musk (e sbandierato come lo stato dell'arte di questo tipo di auto automatiche), pare non abbia "visto" l'enorme autotreno proprio come farebbe un distrattissimo automobilista.

Cade quindi il mito dell'infallibilità delle "auto senza conducente", e l'ammaccatura sull'immagine della Tesla potrebbe costare caro al miliardario sudafricano. L'incidente avvenuto il 7 maggio, ma reso noto solamente ieri, ha infatti fatto crollare di oltre il 3 per cento la Tesla Motors in Borsa e mosso addirittura il patron Elon Musk alle condoglianze via Twitter ("Our condolences for the tragic loss").

La National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha aperto un'indagine preliminare sulle Tesla che montano l'Autopilot (quasi trentamila) e potrebbe, in caso di pericolo accertato per gli automobilisti, chiedere un richiamo delle auto.

Un possibile richiamo sarebbe non solo un incubo per Elon Musk ma uno smacco per Tesla Motors dato che non sarebbe il "solito" richiamo per un cavetto della frizione, come spesso succede alle case automobilistiche, ma potrebbe significare la "riprogettazione" del "cervello" su cui si basa il business prossimo venturo del magnate, ovvero l'esautoramento dell'essere umano alla guida delle quattro ruote.

Ma Tesla Motors ovviamente, sulla prima possibile vittima stradale dei suoi algoritmi mette le mani avanti e snocciola le cifre: "Questa è la prima fatalità nota in poco più di 130 milioni di miglia in cui è stato attivato il pilota automatico (sulla Tesla Model S, ndr). Tra tutti i veicoli circolanti negli Stati Uniti, vi è una fatalità (cioè una morte, ndr) ogni 94 milioni di miglia. In tutto il mondo, vi è una fatalità ogni circa 60 milioni di miglia. E' importante sottolineare che l'azione NHTSA è semplicemente una valutazione preliminare per determinare se il sistema ha funzionato secondo le aspettative".

Tesla Motors spiega bene nella sua nota ciò che di solito viene "nascosto" in molte delle adoranti recensioni che puzzano di marketing e liquido per batterie, e cioè che l'infallibile pilota automatico ha bisogno di una mano (anzi di tutte e due le mani) da parte del conducente umano. "E' importante sottolineare come Tesla - si spiega nel comunicato - disabilita il pilota automatico di default e richiede un esplicito consenso prima che venga abilitato, dato che il sistema (cioè l'Autopilot, ndr) è una nuova tecnologia ed è ancora in una fase di beta pubblica".

L'azienda di Elon Musk spiega quindi che "quando i guidatori attivano l'Autopilot, il box di consenso spiega, tra le altre cose, che l'Autopilot 'è una funzione di assistenza che richiede di tenere le mani sullo sterzo in ogni momento' e che è 'necessario mantenere il controllo e la responsabilità del veicolo' durante l'utilizzo". Anche perché la Tesla "effettua frequenti controlli per assicurarsi che il guidatore rimanga con le mani sul volante, inviando messaggi visuali e uditivi se non rileva le mani sul volante" e se la situazione persiste l'auto elettrica "gradualmente rallenta fino a che le mani sul volante non vengano rilevate di nuovo".

Insomma, quando si pensa alle auto senza conducente, quelle che si fantastica si guidino da sole, non ci si faccia impressionare dal marketing e dalla pubblicità dove si vedono i volanti che sterzano "senza mani" mentre il guidatore fa altro (cioè messaggia su WhatsApp). Perché l'assicurazione paghi, questa potrebbe essere la sintesi, il guidatore deve sempre avere le mani sul volante e farsi muovere le mani (come se fosse una di quelle scimmiette giocattolo sul trattore di plastica) dal volante che sterza da solo.

E il conducente umano che viene "condotto" dagli algoritmi di guida autonoma, deve stare anche attento due volte, perché se un Tir si avvicina dovrà pensare se frenare o aspettare che il cervello elettronico progettato da Elon Musk (si fa per dire), freni al suo posto. Insomma, doppia ansia e occhi sbarrati per viaggiare con il "pilota automatico".

Eppure Tesla ripete che il suo sistema, pur ancora non perfetto, con il guidatore con le mani sul volante "riduce il carico di lavoro del conducente e si traduce in un miglioramento statisticamente significativo nella sicurezza rispetto alla guida puramente manuale". Beh, insomma, si è visto. Ciò che i media non hanno sottolineato è che Joshua Brown non era un utente qualunque di Tesla Model S, ma un "collega" di Elon Musk che aveva aperto una startup (Nexu Innovations) che si occupa di domotica e controlli a distanza e che forniva soluzioni anche al Dipartimento della Difesa statunitense. Ma soprattutto Joshua Brown era un "utente esperto" della sua Tesla con Autopilot, tanto che lo "testava" in diverse situazioni nel suo blog su Youtube, e dimostrava come il pilota automatico lo avesse salvato da molti incidenti. Tranne l'ultimo.

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