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Lampedusa: tunisini "partono" e arrivano. Rischio sciopero della fame

A Lampedusa la situazione è tranquilla ma col passare dei giorni potrebbe degenerare anche per le voci di "rimpatrio" che cominciano a circolare nel Cpa dell'isola. Intanto, dopo cinque giorni di tregua, un altro barcone è stato avvistato a largo.

Comincerà presto, sembra mercoledì prossimo, il trasferimento degli immigrati tunisini che sono giunti negli scorsi giorni, via mare, in Italia e accompagnati al porto di Lampedusa. Gli immigrati, che sono diverse migliaia, incominciano a soffrire delle condizioni precarie in cui si trovano sull'isola, che comunque ha accolto con la consueta solidarietà i rifugiati.
Il governo è chiamato a gestire l'emergenza e nei prossimi giorni si saprà con maggiore dettaglio il piano che intende applicare nello "smistamento" dei tunisini. Pare che circa duecento immigrati saranno trasferiti subito da Lampedusa a Mineo, vicino a Catania, in un residence che tutti sperano non si trasformi in ghetto.
Il sindaco di Lampedusa, Bernardino de Rubeis, ha parlato con il ministro Maroni e ha dichiarato che "a partire da oggi con dei voli che trasferiranno dall'isola circa 200 immigrati". Intanto però, col passare dei giorni, la situazione incomincia a farsi seria visto che i tunisini del Cpa (nel centro di prima accoglienza sono circa 1800) minacciano lo sciopero della fame soprattutto per il fatto che girano voci di "rimpatrio".
E gli sbarchi sembrano ancora non finire, dopo cinque giorni di tregua. Difatti, mentre l'ex presidente tunisino Zine el-Abidine Ben Ali sembra essere in coma, dopo l'ictus che l'avrebbe colpito dopo la fuga dal Paese (in seguito alle proteste della popolazione), ecco arrivare un nuovo barcone a Lampedusa. Avvistati a circa dieci miglia dalla costa, altri 26 immigrati, probabilmente tunisini, sono stati salvati da una motovedetta della Guardia Costiera. Sono in buone condizioni di salute.

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