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Lampedusa: i migranti sono clandestini ma mancano mezzi per indagarli

A causa della legge Bossi-Fini tutti gli immigrati arrivati a Lampedusa devono essere iscritti del registro degli indagati perché "clandestini". Ma la Procura di Agrigento, competente per territorio, denuncia il fatto che "mancano sia le risorse umane che i computer".

A causa della legge Bossi-Fini tutti gli immigrati arrivati a Lampedusa, fuggiti dal Nord Africa in fiamme a causa delle violente rivolte scoppiate in quegli Stati che lottano per rovesciare i rispettivi regimi dittatoriali, devono essere iscritti del registro degli indagati perché "clandestini". La legge infatti prevede che, dopo l'obbligatoria iscrizione nel registro degli indagati per immigrazione clandestina, il migrante deve essere rimandato in patria (oppure gli viene intimato di lasciare l'Italia) e se dovesse rientrare, visto che ormai schedato, sarà automaticamente perseguibile per reato di clandestinità.
Ma la Procura di Agrigento, a causa del grande flusso di migranti arrivati a Lampedusa in queste ultime settimane, rende noto che non è in grado di adempiere alle disposizioni di legge perché "mancano sia le risorse umane che i computer".
"L'iscrizione nel registro degli indagati per gli oltre 18.000 immigrati (arrivati da gennaio, ndr) è obbligatoria ma materialmente è impossibile. Non avremmo la capacità di poterli iscrivere tutti - spiega all'Adnkronos il Procuratore di Agrigento, Renato Di Natale - E' un problema molto serio e non sappiamo come affrontarlo. D'altro canto, l'iscrizione è obbligatoria e dovuta, come prevede la legge, e non possiamo non farla perché sarebbe un'omissione d'ufficio".
L'unica soluzione che il procuratore può proporre è quella di "scaglionare le iscrizioni dei migranti nelle varie Procure delle città in cui gli extracomunitari verranno smistati".
Da sottolineare che molti di questi migranti avranno sicuramente diritto ad asilo politico, quindi non possono e non devono essere rimandati in patria. La legge Bossi-Fini, d'altro canto, obbliga di trattenere i clandestini nei Centri di permanenza fino alla loro espulsione, ma a ben vedere la legge a Lampedusa non è stata rispettata, visto che la maggioranza dei migranti sono stati costretti ad accamparsi alla diaccio, senza neanche le più elementari norme igeniche ma nella impossibilità di lasciare l'isola, magari per cominciare a costruirsi un futuro migliore.
Nel frattempo il Ministro per il Federalismo Umberto Bossi continua a ripetere, come già detto nei giorni scorsi, che gli immigrati bisogna "prenderli dall'isola e rimandarli a casa loro" chiudendo il discorso con un "Fora da i ball...". Una delle prime a ribattere al Senatur è stata la presidente dei senatori del PD, Anna Finocchiaro, che sottolinea come "dietro le sparate propagandistiche di Bossi si nasconde solo l'incapacità del governo Berlusconi ad affrontare, con la legge voluta e votata dalla destra, un'emergenza - concludendo - Assistiamo all'ennesimo fallimento della Bossi-Fini e un ministro della Repubblica che ha dato il suo nome alla legge non trova di meglio che sparare frasi ad effetto che servono alla propaganda leghista ma testimoniano l'impotenza di un approccio basato solo sull'allarme e sulla paura".

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