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Immigrati: 3 vittime del naufragio a Brindisi. Forse in mare la quarta

Sono salite e tre le vittime del naufragio avvenuto sulle coste di Brindisi, dove si è ribaltata una barca a vela che trasportava una 70ina di immigrati. Forse in mare anche una quarta vittima. Mistero sul braccialetto indossato dai migranti.

Sarebbe partita dalla Turchia, 6 giorni fa, la barca a vela battente bandiera USA (forse rubata) che si è ribaltata a nord di Brindisi, nei pressi di Carovigno, incagliandosi tra gli scogli della costa a Torre Santa Sabina. Secondo stime del Viminale, a bordo dell'imbarcazione ci sarebbero state circa 70 immigrati, e di questi pare che una trentina siano ancora dispersi, forse circa 20 già in fuga. La barca si è arenata nei pressi della costa. Molti sono riusciti a raggiungere la riva, alcuni di questi sarebbero poi scappati all'interno, facendo perdere per ora le loro tracce. Circa una quarantina i feriti, mentre ammontano a tre le vittime del naufragio, ripescati in mare dai sommozzatori dei Vigili del fuoco. Ma pare che si ipotizzi che ci possa essere almeno una quarta vittima, poiché i primi soccorritori avrebbero visto in mare, in balia delle onde, almeno un altro uomo (come riporta repubblica.it - http://is.gd/XNQeut). In realtà, l'assessore regionale alla Protezione civile teme che ci siano almeno una "decina di morti". Per adesso non è ancora chiaro cosa sia successo e quale sia stata la dinamica dell'incidente, poiché a bordo vi erano uomini di diverse nazionalità, che arrivano dall'Iraq, dal Pakistan, dal Bangladesh, dall'Afghanistan, dallo Sri Lanka, e che parlano dei dialetti difficili da tradurre per gli interpreti chiamati sul posto. A bordo della barca a vela sembra che ci fossero due scafisti, pare un curdo che avrebbe minacciato alcuni immigrati durante la traversata con un coltello, e un europeo. Di loro, però, finora sembra che si siano perse le tracce. Gli investigatori focalizzano ora l'attenzione non solo sulla rotta seguita dall'imbarcazione e se il natante fosse o meno rubato, ma anche e soprattutto sul motivo di quei braccialetti indossati dai migranti. Tutti ne portavano uno, anche le tre vittime, con scritto sopra un numero progressivo. Per le autorità il braccialetto rappresenterebbe una vera novità, e ora si cerca di capire il perché di tale "numerazione". Dalle prime ricostruzioni, sembra che la barca, dopo essere partita dalla Turchia, abbia attraversato il Mediterraneo, facendo tappa in Grecia. Il viaggio, inoltre, pare che non sarebbe terminato a Brindisi, ma da lì gli immigrati sarebbero stati trasportati in Francia o in Germania. I migranti non ricoverati in ospedale per ferite sono stati accompagnati nel centro di Restinco a Brindisi. Riguardo al tragico evento è intervenuto il Governate della Puglia Nichi Vendola, che sottolinea come sia sempre più urgente "fermare le tragedie del mare" perché "non possiamo più convivere con il naufragio di migliaia di uomini e donne in fuga da guerra, fame e povertà. E' necessario rimettere al centro delle politiche di accoglienza umanità e solidarietà". A tal proposito interviene anche la CEI, che sottolinea come bisognerebbe "rileggere anche la modalità con cui entrano gli stranieri in Italia e in altri Paesi in Europa, per dare quote maggiori soprattutto ad alcuni Paesi che in questo momento sono al di là del Mediterraneo e vivono la drammatica situazione di rivoluzioni e di instabilità" come spiega a Radio Vaticana (http://is.gd/JUAlGV) monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, che aggiunge: "Diversamente potremmo assistere a nuovi arrivi che si risolvono in una drammatica situazione, come per alcuni di quelli che volevano sbarcare in Puglia".

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