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Frattini: inchiesta su barcone non soccorso. NATO: eravamo diponibili

Il ministro degli Esteri Franco Frattini comunica di aver chiesto l'apertura di una inchiesta formale sulla vicenda del marcone di migranti che non sarebbe stato soccorso dalla NATO nonostante la richiesta d'aiuto da parte delle autorità italiane.

Come spesso avviene in questi casi, sembra che non si riesca mai a stabilire una unica verità in mezzo a due versioni discordanti. L'unico fatto certo di questa vicenda è che un barcone di circa 300 migranti salpati dalla Libia, paese in guerra e sotto bombardamento NATO, è andato in avaria durante il suo tragitto nel Mediterraneo. Le autorità italiane affermano di aver chiesto ad una nave dell'Alleanza, che si trovava a poche miglie di distanza dal natante in difficoltà, di soccorrere i migranti, ricevendo come risposta un rifiuto. In una nota della Farnesina si legge infatti che "il ministro Frattini ha dato istruzioni al Rappresentante Permanente italiano presso la NATO di chiedere un'inchiesta formale per l'accertamento della dinamica di quanto accaduto". La NATO, d'altro canto, comunica di aver ricevuto effettivamente una richiesta d'aiuto ma che successivamente le autorità italiane avrebbero reso noto di aver fatto "fronte all'emergenza con tre navi e i loro elicotteri di supporto". "Stiamo lavorando a stretto contatto con le autorità italiane per chiarire pienamente la vicenda" assicura il portavoce della NATO, sottolineando come "nel recente passato le imbarcazioni sotto comando NATO hanno dimostrato pieno impegno a rispettare tutti gli obblighi sulla base delle relative convenzioni internazionali, inclusa la 'Safety of Life At Sea' (sicurezza della vita in mare). E continueremo a farlo". Il ministro Franco Frattini ha comunque chiesto all'ambasciatore (Rappresentante Permanente d'Italia presso la NATO a Bruxelles) Riccardo Sessa di "di sollecitare una discussione all'interno dell'Alleanza atlantica per il possibile adeguamento del mandato della missione di salvaguardia delle popolazioni civili in Libia, sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite 1970 e 1973, affinchè vengano opportunamente considerate la tutela e soccorso anche di coloro che per cause belliche sono costretti a fuggire su barconi mettendo a rischio la propria incolumità".

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