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Decreto immigrazione: servono correzioni. CGIL contro Centri per il rimpatrio

La CGIL esterna preoccupazione in merito al decreto immigrazione.

"Esprimiamo forte preoccupazione per le misure contenute nel decreto immigrazione approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri. Auspichiamo quindi che vengano apportate le giuste correzioni prima della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale", dichiara in una nota il segretario confederale della CGIL Giuseppe Massafra.

"Siamo assolutamente contrari all'apertura dei Centri permanenti per il rimpatrio, questa nuova formulazione non ci rassicura. - viene chiarito - Il timore è che si possano riverificare le stesse violazioni dei diritti umani già avvenute nei Cie. È noto come l'esperienza dei Centri di identificazione sia stata fallimentare per gli elevati costi e per le condizioni di degrado".

"Inoltre - prosegue la dirigente sindacale - esprimiamo forti dubbi sulla legittimità dell'abolizione del secondo grado di giudizio per il riconoscimento del diritto di asilo, un intervento che, oltre a causare un incremento del lavoro per la Cassazione, è in netto contrasto con i pronunciamenti della Corte europea dei diritti dell'uomo".

"Sul tema dell'accoglienza per i richiedenti asilo, riteniamo che il Modello Sprar, di cui si è dotato l'Italia, possa essere intelligente e lungimirante se implementato e rafforzato in modo da favorire percorsi di inclusione"., sottolinea quindi la sindacalista.

Sull'impiego dei richiedenti asilo nei lavori di pubblica utilità, Massafra sostiene invece che "il lavoro rappresenta un fattore importante di integrazione, di inclusione, di affermazione della dignità delle persone, così come esplicitato nella Carta dei diritti universali della CGIL, ma queste attività gratuite non possono e non devono considerarsi sostitutive del lavoro nella sua definizione tradizionale, disciplinato da norme e contratti di lavoro".

L'esponente sindacale giudica poi "grave e irresponsabile l'adozione della 'politica dei muri'. Gli accordi di esternalizzazione delle frontiere con i Paesi che violano i diritti umani rischiano di essere dannosi, come quelli sottoscritti con la Turchia e la Libia".

"Gestire e governare in modo efficace il fenomeno migratorio non significa limitarsi ad un'azione di identificazione e rimpatrio di massa, occorrono norme che favoriscano i flussi d'ingresso, la permanenza regolare dei cittadini migranti, il contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento. - chiarisce - Per questi motivi è necessario aprire dei corridoi umanitari per consentire alle persone che fuggono da guerre, persecuzioni, fame e povertà di entrare in Italia e in Europa senza mettere in pericolo la loro vita".

Per questo motivo la CGIL ancora una volta rinnova la richiesta al Parlamento "per l'immediata approvazione della riforma di legge sulla cittadinanza, ferma al Senato da oltre un anno, e per il superamento della legge Bossi-Fini".

© riproduzione riservata | online: | update: 20/02/2017

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