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CIE da Roma a Gorizia. Marroni: "situazione da tortura psicologica"

I CIE, Centro di identificazione ed espulsione, ancora nella bufera dopo la "rivolta" a Ponte Galeria (Roma). Dal CIE di Gradisca (Gorizia), 5 persone, su 30 che hanno tentato la fuga, sono riuscite a fuggire. Angiolo Marroni, Garante dei detenuti del Lazio: "centinaia di persone vivono quotidianamente una situazione da tortura psicologica".

Esistono delle zone oscure nel nostro Paese, zone d'ombra che si trovano ben al di là dei confini della realtà. Sono luoghi di cui si parla ancor di meno che delle carceri, posti in cui gli esseri umani sono identificati e poi, teoricamente, "espulsi". Sono i CIE (acronimo di Centro di identificazione ed espulsione) che a seconda del periodo politico in cui ci si trova, vengono più o meno citati, a volte strumentalizzati ma mai riformati o, meglio, chiusi. "Istituiti in ottemperanza a quanto disposto all'articolo 12 della legge Turco-Napolitano (L. 40/1998) per trattenere gli stranieri 'sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera' nel caso in cui il provvedimento non sia immediatamente eseguibile", come si legge su Wikipedia, i CIE sono da sempre a rischio per le condizioni umanitarie. Non di rado in questi anni i CIE vengono additati come "campi di concentramento" da molte organizzazioni umanitarie dato che "tali strutture sono luoghi in cui vengono rinchiuse persone che non hanno commesso alcun reato".

Ovviamente i CIE si ricordano quando, ogni tanto, "esplodono". Nel CIE di Ponte Galeria a Roma il 18 febbraio un gruppo di immigrati, ha dato alle fiamme alcuni materassi e messo a ferro e fuoco, come raccontano le cronache, il settore maschile dell'edificio. I disordini sono scoppiati, come ha riferito Angiolo Marroni, il Garante dei detenuti del Lazio, per l'opposizione di un ospite nigeriano del centro che, oggetto di un decreto di espulsione, doveva essere rimpatriato. La sua resistenza ha fatto intervenire gli agenti e di lì a poco nel settore maschile è scoppiata la rivolta. Afferma Angiolo Marroni: "La crisi che sta vivendo il Paese e la campagna elettorale hanno fatto sparire dall'agenda della politica il problema dell'immigrazione. Non solo a Ponte Galeria, ma in molte altre strutture in tutta Italia, centinaia di persone vivono quotidianamente una situazione da tortura psicologica. In questo contesto, le fughe dai Cie, le proteste anche violente e gli atti di disperazione personale sono all'ordine del giorno. A Ponte Galeria in particolare, che è la struttura di cui ci occupiamo in prima persona, il clima è tale che qualsiasi episodio di vita quotidiana può essere il detonatore di proteste e di violenze". E così anche oggi (19 febbraio) al CIE di Gradisca (Gorizia) le agenzie di stampa battono che 5 detenuti (sic) sui 30 che avevano tentato di scappare, sono riusciti a fuggire nella notte tra domenica e lunedì. Sembra fossero armati di spranghe e bastoni e la sera del 18 febbraio avevano bruciato materassi ed altri arredi.

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