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CIE Torino: 10 immigrati si cuciono le labbra perché inascoltati

Nel CIE di Torino 10 immigrati (detenuti) tunisini si sono cuciti le labbra con ago e filo in segno di protesta perché in questi centri spesso la rivendicazione dei propri diritti rimane inascoltata, anche in uno Stato che si dichiara civile e democratico.

La protesta che stanno portando avanti 10 immigrati rinchiusi nel CIE di Torino di Corso Brunelleschi lascia intendere quanto sia enorme lo stato di disagio, abbandono e noncuranza che spesso vige nei Centri di identificazione ed espulsione.
I CIE (ex CPT - centri di permanenza temporanea) sono strutture istituite per ospitare gli immigrati "sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera" nel caso in cui il provvedimento non sia immediatamente eseguibile e rappresentano una novità assoluta per l'ordinamento italiano perché prima della legge Turco-Napolitano (L. 40/1998), dove all'articolo 12 vengono istituiti i CIE, non era mai stata pensata una norma che prevedesse la detenzione di un individiduo a seguito della violazione di un semplice illecito amministrativo.
I CIE sono spesso sotto accusa per lo stato in cui vengono trattati gli immigrati che attendono, spesso anche per tantissimi mesi, la loro sorte, ma il primo documento ufficiale che denuncia, tra le altre cose, le "strutture fatiscenti" e la "mancata individuazione di livelli minimi delle prestazioni da erogare" è redatto nel 2003 dalla Corte dei Conti. L'anno dopo un rapporto di Medici Senza Frontiere descrive quanto i CIE siano spesso strutture inadeguate a svolgere il loro compito e soprattutto per la prima volta viene segnalato l'alto tasso di autolesionismo tra i trattenuti nei centri.
E il gesto di cucirsi le labbra con con ago e filo è l'ulteriore dimostrazione dello stato di abbandono in cui versano gli immigrati. La protesta nel CIE di Torino è iniziata ieri quando un tunisino di 26 anni, lamentando una situazione familiare critica nel proprio Paese, si cuce la bocca. Altri tre tunisini lo hanno imitato nel pomeriggio di ieri ed altri 6 (uno forse è di origine marocchina) hanno seguito l'esempio oggi. Ancora altri due, invece, hanno ingoiato per protesta una pila e un tagliaunghie e il secondo un accendino e un tagliaunghie, tanto da essere stati immediatamente ricoverati un un ospedale della città.
Gli immigrati si sono cuciti la bocca perché non vengono ascoltati e sono quindi impossibilitati a rivendicare i propri diritti, come dovrebbe essere lecito per ogni uomo soprattutto in uno Stato che si dichiara civile e democratico.
I detenuti rifiutano di togliersi i "punti" e alcuni minacciano anche lo sciopero della fame.

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