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Iceberg grande due volte Manhattan si stacca dalla Groenlandia

Il ghiacciaio Petermann offre un nuovo "distacco" di ghiaccio spettacolare, con un icerberg più "piccolo" di quello che nel 2010, sempre nella stessa zona, fece evocare le tristi zattere con gli orsi polari. Un evento naturale o il frutto del riscaldamento globale antropogenetico?

Un iceberg abbastanza grande, si parla di circa "due volte Manhattan", si sta staccando dall'imponente ghiacciaio Petermann in Groenlandia. Un fatto naturale, che accade da milioni di anni e che, per alcuni ricercatori (ricercatori ormai divisi in due gruppi, quello "mainstream" del riscaldamento globale antropogenetico e quello meno "popolato e popolare" che vuole il "riscaldamento globale" come frutto dell'intensa - e ciclica - attività solare) è invece frutto "drammatico" dell'effetto serra e della sovrappopolazione del pianeta. Le immagini riprese dal satellite Aqua della NASA che passa sopra il Polo Nord più volte al giorno, tanto per non alimentare l'ansia, testimonia la presenza di una crepa di 150 Km che ha rotto il ghiaccio, questa volta in senso letterale, tra il 16 ed il 17 luglio (ma la "crepa" nel ghiaccio era già stata identificata nel 2001). La zona non è nuova in quanto a "rilasci di ghiaccio". Nel 2010, quando non c'erano i "Monti" al potere in molte parti del mondo, nel senso di "orizzonti tranquillizzanti", e la vasta maggioranza di "analfabeti funzionali" non presentava ancora un preoccupante "encefalogramma piatto", era scoppiato lo sconforto per un altro gigantesco iceberg (due volte più grosso di questo) che nel 2010, pressoché stessa lingua glaciale, si era staccato per prendere il largo.
E così l' immagine del solito orso polare sulla zattera di ghiaccio, ormai simbolo del surriscaldameto globale, si imprimeva sempre di più, con la grazia di un rompighiaccio, sulla lastra dell'immaginario collettivo. Questa volta non pare che l'iceberg abbia destato molto scalpore, anche se in uno studio sulla rivista "Nature Climate Change" (un nome una garanzia) si prevedono scenari "liquesi" (alla Proietti) con ghiacciai tibetani, soprattutto in Himalaya, che si starebbero sciogliendo "rapidamente". Un portavoce della NASA, Eric Rignot, ci va però più cauto sull'evento del Petermann: "Non è grave, ma è certamente un evento molto importante", e rassicura che lo scioglimento dell'iceberg, come se ce ne fosse bisogno, non avrà un impatto immediato sul livello del mare. E quasi a dar torto agli scienziati che negano che sia il Sole a "surriscaldare" la Terra ma l'uomo e le sue emissioni di CO2, dei ricercatori sostengono che le "fratture" di queste lingue glaciali che si "affacciano" sugli oceani non siano direttamente correlate con l'aumento delle temperature globali ma da fratture che partono dal fondo dell'Oceano. Purtroppo sono troppo pochi i dati oceanografici disponibili sul ghiacciaio Petermann, enorme distesa gelata che rimane in gran parte sconosciuta. Troppi pochi dati perché il furioso (si fa per dire) dibattito sul "riscaldamento globale", purtroppo molto più politico che scientifico, possa dare una risposta univoca e scientificamente valida e definitiva.

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