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Pete Townshend e iTunes: "Spero di morire prima di diventare vecchio"

Pete Townshend osa criticare iTunes di Apple e piovono le critiche. Ma il chitarrista degli "Who" faceva una critica costruttiva, dato che per gli artisti giovani non c'è la stessa possibilità di emergere per la mancanza del supporto dato dalle "vecchie" label. Come diceva Alberto Radius "mancano i soggetti artistici, ed è drammatico".

Pete Townshend chi era costui? Tutto sta in quel "chi", visto che Pete è il grande chitarrista dei "The Who", un monumento al rock, senza i quali non si sarebbero avute opere rock come Tommy e Quadrophenia, e di certo la musica non sarebbe stata quella che conosciamo oggi. Pete Townshend, che ora ha 66 anni e lo stesso naso di sempre (cosa non scontata in questi tempi di plastica) ha criticato iTunes e il suo "sistema" musicale definendolo un "vampiro digitale" che "succhia sangue ai giovani musicisti". Le dichiarazioni di Townshend, diffuse sulle onde di BBC 6 Music al Radio Festival di Salford, vicino Manchester, in onore del mitico John Peel (http://is.gd/6gWW98), hanno subito fatto il giro del mondo. Attaccare Apple e il suo "dominio musicale globale" è infatti qualcosa di veramente "ribelle", dato che, oggi come oggi, iTunes rappresenta la "contitio sine qua" non per la distribuzione della musica sulla rete. E pensare che nel 1965 The Who cantavano in 'My Generation' "I hope I die before I get old" (Spero di morire prima di diventare vecchio), "Talkin' 'bout my generation", ovviamente. Criticando lo "status quo" Pete Townshend dimostra che ancora vecchio, soprattutto nell'animo, non è. Sostanzialmente il chitarrista dei The Who spiega che internet, con le sue copie senza "perdita di qualità" ha sostanzialmente "distrutto il copyright così come lo conoscevano gli artisti". Townshend ricorda anche che l'industria discografica "di una volta" aveva il merito di far crescere gli artisti finanziando i loro album e mettendo a disposizione uno staff di professionisti su cui ora i giovani artisti non possono contare. Effettivamente "una volta" gli artisti ritenuti "interessanti" avevano il tempo di "maturare" con qualche album prima di essere "mollati", e la casa discografica "vecchia maniera" aveva anche il merito di creare un indotto fatto di eccellenti musicisti "turnisti", di fonici, ingegneri del suono, operai specializzati (e non solo alle presse per i vinili). Tutto questo ora è scomparso "con un clic". Il ragionamento di Pete Townshend quindi non può essere considerato "retrogrado" o "anti tecnologico" come qualcuno l'ha frettolosamente bollato. Townshend è comunque un pioniere dell'espressione musicale nelle nuove tecnologie e nella comunicazione della sua arte attraverso la rete. Wikipedia scrive sulla pagina a lui dedicata: "Da sempre interessato alla nuove tecnologie, ha sfruttato e sfrutta il web come mezzo d'espressione della sua vena artistica, pubblicando articoli e saggi disponibili ai fans. Per certi versi Pete può addirittura esser considerato un pioniere, se non un profeta, di Internet, un cui primitivo modello ('the Grid') era già presente in Lifehouse, il progetto che stava dietro ai brani poi confluiti in Who's Next. Al tempo (parliamo dei primi anni Settanta) il pubblico non fu in grado di cogliere la genialità del progetto, che di troppo anticipava i suoi tempi, fatto sta che Townshend non fu in grado di rappresentarlo nella sua interezza (o quasi) se non trent'anni dopo, quando ebbe la tecnologia necessaria, raggiungendo via webcast la possibilità di un'audience globale" (http://is.gd/bITmYm). Il consiglio che Peter Townshend dà quindi ad Apple, attore quasi "monopolista" nella distribuzione della musica mondiale, è quello di comportarsi un po' più come una vecchia "label". Apple dovrebbe, secondo Townshend, quasi "adottare" dei giovani musicisti dando loro non solo la possibilità di produrre album con l'appoggio tecnologico, ma seguirli anche con marketing e management discografico. Per questo torna alla mente l'opinione sulla differenza tra "ieri ed oggi" di uno dei più grandi chitarristi italiani, Alberto Radius. In un'intervista di qualche tempo fa su OndaRock.it Radius rispondeva a Marco Bercella: "(...) Mancano i soggetti artistici, ed è drammatico: io la mia carriera l'ho fatta, per cui la cosa mi tocca fino a un certo punto, ma i nuovi artisti non hanno nessuna possibilità di emergere. Un' altra figura che è venuta a mancare nel tempo è il tecnico del suono. E' colui che ti garantisce che un disco funzioni allo stesso modo ovunque lo si ascolti, ed è colui che dal vivo poi determina le sorti di un concerto. Hai voglia a suonare come un pazzo se poi non esce nulla!". Alberto Radius sottolinea poi, non a caso, che "adesso è morta anche la manodopera specializzata" (http://is.gd/FQQ1Oi).

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