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iPhone love: si prova "amore" non dipendenza. Così si diventa Android

Per sapere che cosa provi un utente affezionato all'iPhone, un ricercatore ha usato la risonanza magnetica funzionale, trovando che il cervello non mostra "i segni tipici della dipendenza" ma sono invece attivate le parti della corteccia che indicano "amore" verso una persona.

Sul New York Times è apparso un articolo di Martin Lindstrom intitolato "You Love Your iPhone. Literally", ovvero "Ami il tuo iPhone. Letteralmente" (http://is.gd/Hcg1N5). "Amare" è proprio il termine giusto, secondo il ricercatore, per descrivere quel melange di sensazioni che molti possessori dell'iPhone sentono nei confronti del loro telefono made in Cupertino. Questa volta però non si tratta di una ricerca di quelle "bizzarre", magari di qualche "università americana" di cui si legge spesso in rete, ma l'anticipazione dei risultati di ricerche scientifiche portate avanti dallo stesso Martin Lindstrom e il suo staff. Lindstrom è fresco di pubblicazione di un libro (già cult) dove si descrivono questi risultati e che si chiama emblematicamente: "Brandwashed: Tricks Companies Use to Manipulate Our Minds and Persuade Us to Buy". Il volume, di 304 pagine, descrive sostanzialmente, come recita il titolo, quel "lavaggio del cervello" spesso adottato dai grandi brand, e i vari trucchi che le multinazionali "usano per manipolare le nostre menti e persuaderci ad acquistare". Proprio contro questo "muro di gomma della consapevolezza" si era scagliata anche Molleindustria con un suo videogioco per iPhone (leggi "Apple banna Molleindustria. Ma Phone Story ha un livello fantasma" http://is.gd/IDUXTt). Martin Lindstrom sull'articolo del New York Times descrive ad esempio un esperimento realizzato con l'ausilio della risonanza magnetica funzionale (fMRI, functional Magnetic Resonance Imaging) per capire quale fosse la relazione (e le eventuali similitudini) tra i "brand" più conosciuti del mondo e le più grandi religioni. Ebbene, il team di Lindstrom ha scoperto che i soggetti a cui sono state mostrate immagini riguardanti marchi come Apple o Harley Davidson, hanno rivelato attività cerebrali stranamente simili rispetto ai fedeli che guardavano i grani del rosario o una foto del Papa. L'iPhone quindi è più che uno smartphone, più di un mero telefono, è come un "membro della famiglia", questo in sostanza vuole dire l'autore di Brandwashed. Martin Lindstrom scrive infatti che la cosa più impressionante è che l'iPhone fa scattare l'attivazione della corteccia "insulare" del cervello, che è associata a sentimenti come "amore e compassione". "Il cervello dei soggetti - scrive Lindstrom - rispondono al suono dei loro telefoni come se rispondessero alla presenza o alla vicinanza del proprio fidanzato, fidanzata o ad un membro della famiglia". Il fatto è che dalle analisi, come sottolinea il ricercatore, i soggetti non hanno mostrato "il classico cervello con i segni della dipendenza. Al contrario essi amavano il loro iPhone". Il sentimento verso l'iPhone sarebbe quindi molto simile all'"amore", cosa che per molte persone è ancora un tantino esagerato, trattandosi di uno scatolotto inanimato e che ha comunque un prezzo. Eppure sempre di più la solitudine si impadronisce delle persone, e i rapporti, quasi unicamente mediati dalle "macchine", finiscono per far diventare i "monitor" oggetto d'affetto. Senza scomodare Philip Dick e i suoi Nexus 6, si può però metaforicamente pensare che questa società dei consumi, grazie al "brandwashing", farà sempre più diventare i consumatori meri simulacri dell'uomo, cioè androidi, o meglio Android, visto che stiamo parlando di telefonini. Per questo Marc Lindstrom dalla pagine del New York Times mette le mani avanti e avverte: "Il mio consiglio? Spegni il tuo iPhone, ordina un po' di buon champagne e trova amore e compassione alla vecchia maniera".

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