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iPhone 5: il prezzo? Un "disastro ecologico"

Il prezzo del nuovo iPhone 5 sarà altissimo, almeno dal punto di vista ambientale. La denuncia è degli ambientalisti francesi, che fanno un esempio: "il nuovo caricatore di iPhone 5 sarà incompatibile con i 183 milioni di iPhone, 73 milioni di iPad e 275 milioni di iPod venduti in tutto il mondo".

Mentre sulla rete si cerca già quale sarà il prezzo in Italia di iPhone 5 non accontentandosi del fatto che i rumors (e la presentazione ufficiale di Tim Cook) lo danno pressoché al costo di un iPhone 4S, c'è un altro prezzo a cui i consumatori, così presi dall'ansia del consumo figlia delle tecniche "alla Bernays", non pensano. E' il prezzo che per l'iPhone 5 (e per altri apparecchi similari) i cittadini della terra dovranno pagare all'ambiente, in nome dell'"obsolescenza programmata". L'obsolescenza programmata è quel tipo di "tecnica" industriale che, come la definì Brooks Stevens (storico designer statunitense, che coniò il termine), serve per "instillare nell'acquirente il desiderio di comprare qualcosa di un po' più nuovo, un po' migliore e un po' prima di quanto non fosse necessario", come sintetizza Wikipedia alla voce "Obsolescenza pianificata".
L'iPhone e soprattutto l'iPhone 5 secondo molti ecologisti indipendenti è proprio il "simbolo" di questa tecnica ed in Francia, patria del "consumo critico", al lancio dell'iPhone 5 è partita una campagna di sensibilizzazione per i consumatori e per il mondo politico. Molti blog e giornali online francesi hanno sintetizzato l'intervento degli Amici della Terra, organizzazione ecologista francese, con un titolo emblematico: "L'iPhone 5 est un désastre écologique" (e cioè "l'iPhone 5 è un disastro ecologico"). Ad incominciare dall'Africa e dalle sue miniere di coltan, la columbite-tantalite essenziale ad esempio per la fabbricazione dei micro condensatori di piccole dimensioni usati negli smartphone. Come ha ricordato Camille Lecomte, responsabile della campagna sui "modelli di produzione e sul consumo responsabile" di Amici della Terra in Francia ha affermato: "Quanti di questi oggetti tanto desiderati oggi, finiranno in un cassetto tra 18 mesi, come il 37% dei nostri computer portatili, o peggio nei nostri cassonetti? Per quanto tempo le popolazioni africane colpite dalle estrazioni minerarie per creare queste tecnologie potranno ancora sopportare di vedere il loro ambiente distrutto, i loro corsi d'acqua e le loro sorgenti contaminate?".

Una risposta che il consumatore comune, quello che è ben contento di mangiare il "tonno al mercurio" (o "al cesio" di Fukushima) perché "tanto si sa che è tutto inquinato ormai", ovviamente non sa dare. Anche quando l'informazione è data con un raffinato "edutainment" il messaggio è molto difficile che passi. Ad esempio l'aspetto dell'obsolescenza programmata e della "filiera" industriale per "fabbricare" uno smartphone è stata raccontata da un app per iPhone e Android che si chiama Phone Story. Phone Story di Molleindustria raccontava in modo provocatorio proprio come nasce uno smartphone con un videogioco che vedeva quattro livelli: il Coltan, i Suicidi, l'Obsolescenza, l'eWaste. L'app Phone Story è stata "bannata" su App Store ("banned from the App Store") ma è ancora disponibile su Android . Ma dato che l'app di Molleindustria è un "educational game" l'app è anche disponibile come gioco online e liberamente scaricabile per PC e MAC.
Gli Amici della Terra francesi ricordano quanto Apple e la sua sesta generazione di iPhone rappresenti "l'obsolescenza programmata in serie" e sottolineano il suo costo "ecologico e sociale". Anche perché il prezzo da pagare per l'iPhone 5, come sottolineano ancora gli Amici della Terra non è solo per l'obsolescenza programmata ma per l'imposizione "ai suoi clienti, partner e ai produttori di accessori di un nuovo accordo". Perché, osservano ancora gli ambientalisti "il design di iPhone 5 segna una rottura con i modelli precedenti: il nuovo caricatore di iPhone 5 sarà incompatibile con i 183 milioni di iPhone, 73 milioni di iPad e 275 milioni di iPod venduti in tutto il mondo".

Camille Lecomte afferma sulla politica della multinazionale di Cupertino: "Le risorse naturali sono in esaurimento e Apple, l'azienda con la più alta capitalizzazione in Borsa della storia degli Stati Uniti, ancora una volta, permette ancora una volta lo spreco per vendere di più e rendere i consumatori sempre più dipendenti". Per questo gli Amici della Terra hanno chiesto in Francia ai parlamentari di approvare una legge che estenda il periodo di garanzia da 2 a 10 anni per i beni di consumo e di imporre ai produttori di commercializzare prodotti che siano riparabili garantendo al tempo stesso la fornitura di parti di ricambio per facilitare le riparazioni nei dieci anni successivi all'acquisto di un prodotto. Una volta questo era lo standard (si pensi ai negozi che riparavano radio, tv e hi fi) mentre oggi, orwellianamente, sembra fantascienza. E così il prezzo di un iPhone o di qualsiasi altro smartphone, non sta solamente nelle centinaia di euro (o di dollari) che si sborsano per acquistarlo, ma nel costo ambientale sottratto ai Paesi più poveri e alle nuove generazioni.

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