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The Daily su iPad non è pulp fiction

The Daily solo su iPad sotto forma di app rischia di inaugurare un trend che potrebbe minare la libertà di stampa e di espressione già ridotte ai minimi termini. Il rischio è quello di aumentare sempre di più il "digital divide" culturale e tecnologico.

The Daily, il quotidiano a pagamento di Rupert Murdoch disponibile solamente per iPad di Apple, fa accendere come sempre incensi e candele votive a chi pensa che la tecnologia, con un "brand" riconoscibile, sia sinonimo di qualità e progresso.
Fa accendere lumini e piccole tazzine con lo stoppino immerso nell'olio profumato anche a chi sa bene chi sia e che cosa rappresenti Rupert Murdoch nell'economia mondiale dell'informazione. Fa portare acqua di sorgente con il padiglione auricolare anche a chi amava Apple quando combatteva il "grande fratello" IBM (paradossale, visto oggi, http://is.gd/doOppJ).
Negli Stati Uniti, Paese di forti contraddizioni ma di grandissimo rispetto (almeno popolare) per la libertà di stampa e di espressione, The Daily sta invece riscuotendo diverse critiche dalla rete perché, come abbiamo già avuto modo di scrivere, il futuro della stampa, nel terzo millennio, non può diventare così come Murdoch e Apple di fatto vogliono che sia: un'informazione per elite.
Per leggere The Daily non solo bisognerà pagare la copia (scelta editoriale legittima, ma per altri versi un nonsense) ma possedere un iPad, un bene assolutamente "di lusso" rispetto ad ogni altro accessorio informatico.
Questo fa di The Daily un quotidiano di "massa" "per chi se lo può permettere", che non fa bene alla democrazia dell'informazione, dove si è sempre combattuto perché la lettura fosse più diffusa e raggiungibile, anche utilizzando lo scarto delle cartiere (i pulp magazine o pulp fiction, appunto, fatti con la polpa meno pregiata degli alberi).
Se la carta diventa elettronica, e se questa carta può essere "letta" solamente con degli apparecchi particolari (e non a buon mercato), e alcune carte elettroniche diventano più uguali delle altre, si può immaginare, seguendo lo schema di business di Murdoch, il futuro prossimo venturo.
Un futuro che ricorda molto il passato. Ci sarà una fascia della popolazione che potrà leggere notizie e approfondimenti esclusivi, mentre gli altri, che non possono permetterselo, dovranno accontentarsi (se ancora ne saranno consapevoli) della giungla di informazioni di "seconda mano" fornita dal faticoso "web" sempre più creato per il "tittytainment".
Questa riflessione ovviamente tralascia tutti gli altri pericoli di "controllo editoriale" del presente-futuro che strangolano la libertà di stampa.
Ora non solo ci saranno gli interessi politici e industriali dell'editore "impuro", ma una nuova testa del Cerbero vigilerà sul giornalista.
Già la "doppia testa", una dell'editore e una del produttore dell'hardware, ringhiano. Se la terza testa sarà anche "politica", ecco perché il 1984 sarà "un grande passato nel nostro futuro" come dicevano i Colonnelli di Monicelli. Ma di certo molto fashion.

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