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Pirateria software: 57 per cento italiani ammette il loro scaricamento

Il tasso di pirateria dei software in Italia è pari al 48 per cento, mentre il 57 per cento ammette l'acquisto o lo scaricamento di software pirata nel corso del 2011, come da rapporto della BSA.

Il 57% degli italiani ha ammesso l'acquisto o lo scaricamento di software pirata nel corso del 2011, con un Pirate Rate del 48%, stando al al report commissionato come ogni anno dalla Business Software Alliance (BSA http://portal.bsa.org/globalpiracy2011/index.html), che posiziona l'Italia ben al di sopra della media dell'Europa Occidentale, che si ferma ad un 32 per cento. IN soldoni, letteralmente, il danno per l'utilizzo di software pirata ammonta a 1.945 miliardi di dollari in Europa, e 1.398 milioni di euro in Italia.
Come fa notare la BSA Italia, il tasso d'illegalità che nell'Europa Occidentale è secondo solo a quello della Grecia (61%), tanto che il presidente Matteo Mille riflette: "Se il 48% dei consumatori taccheggiasse i prodotti sugli scaffali dei negozi, questo sicuramente indurrebbe le Istituzioni ad intensificare la sorveglianza da parte delle forze dell'ordine e ad appesantire le pene per i trasgressori della legge. Invece il nostro Paese si trova ancor oggi privo di una salda normativa per la tutela della proprietà intellettuale in rete, laddove altre nazioni europee stanno già traendo positivi risultati da innovazioni regolamentari che noi da tempo chiediamo alle Istituzioni, insieme alle altre associazioni di categoria dei titolari di diritti d'autore".
Il Presidente e CEO di BSA Robert Holleyman, invece, commenta il fatto che "la pirateria del software continua a drenare risorse all'economia legale nel mondo intero, rallentando l'innovazione nel settore IT e danneggiando l'occupazione" e che per questo "i governi devono accelerare l'evoluzione normativa a tutela della proprietà intellettuale ed intensificare l'impegno nell'enforcement, per garantire la certezza delle sanzioni a carico dei pirati".
Lo studio, condotto quest'anno su 15.000 utenti in 33 nazioni che rappresentano l'82% del mercato dell'informatica mondiale, evidenzia inoltre che, come descritto in una nota di BSA Italia:
- A livello globale, i pirati del software sono prevalentemente molto giovani e maschi, oltre a vivere in sistemi economici emergenti in misura più che doppia rispetto ai sistemi maturi (38 contro 15%); - I business decision maker intervistati ammettono di utilizzare software illegale più frequentemente degli utenti comuni e di praticare diffusamente l'underlicensing nei propri uffici (ossia comprare una licenza e installare il software su molti PC); - Anche a livello globale (non solo in Italia) si registra un deciso sostegno alla proprietà intellettuale in via di principio, cui però fa fronte una certa carenza di incentivi pratici atti a far cambiare comportamento ai pirati: infatti, solo il 20% di quelli che agiscono nelle economie mature (e il 15% in quelle emergenti) dichiara di temere il rischio di essere scoperto.

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