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Mariposa: in una teca il "mastermind" della botnet

Arrestato il presunto creatore della botnet Mariposa, la più estesa e temuta rete di computer zombie mai creata sulla rete.

A distanza di oltre una settimana non si sa più niente del cracker più temuto di internet, il "mastermind" della botnet (da roBOT più net) più vasta del mondo telematico: Mariposa. Mariposa, farfalla in spagnolo, è finita in una teca. L'hacker responsabile di una delle più temute botnet al mondo è stato arrestato dalla polizia slovena grazie alle indagini svolte insieme all'Fbi e alla polizia spagnola (che era da tempo sulle sue tracce) intorno al 28 Luglio a Maribor in Slovenia. Il nome di battaglia del cracker (hacker criminale) era Iserdo e pare che sia stato proprio lui a creare e gestire la botnet Mariposa. L'arresto è eccezionale perché è estremamente difficile prendere la "mente" delle botnet, di solito finiscono tra le maglie della legge solamente i semplici utilizzatori.
Una botnet è, semplificando, un esercito di computer (appartenenti ad utenti ignari) che, come se fossero zombie, sono comandati da un computer centrale per obbedire a degli ordini precisi. Una botnet può attaccare siti, organizzare frodi e anche, dicono gli esperti, organizzare cyberattacchi di stampo militare.
La botnet Mariposa trasformava i computer in "zombie" attraverso un virus informatico creato ad hoc, risultato: più di 12 milioni di pc in 190 paesi e banche e grandi imprese sotto attacco. Milioni di dati sensibili, carte di credito, documenti riservati, sembra siano finiti in mano ai cracker.
Jeffrey Troy che si è occupato del caso per l'FBI si mostra molto soddisfatto anche se sa che una battaglia vinta non significa aver decapitato la botnet.
Essenziali per l'arresto del criminale informatico sono stati il Mariposa Working Group di Panda Security la canadese Defence Intelligence.
Si apettano notizie sulla reale identità del cracker di cui non si hanno più notizie, nemmeno ufficiose.

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