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Gmail: phishing Cina? E USA pensa a sparare dei missili agli hacker

Google rende noto di aver "scoperto un'operazione, probabilmente di phishing" rivolta alle sue Gmail. La Cina nega le accuse e il Wall Street Journal rivela che gli USA stanno varando un documento che permetterà di colpire gli hacker direttamente (anche) con un missile.

Il blog di Google pubblica un annuncio dove rende noto che il suo "sistema di sicurezza ha recentemente scoperto un'operazione, probabilmente di phishing, volta a raccogliere password di vari utenti". Ad essere maggiormente colpite le Gmail "di funzionari governativi statunitensi, attivisti politici cinesi, personale militare di vari paesi asiatici (soprattutto della Corea del Sud) e giornalisti", spiega sempre il blog di Mountain View. Secondo Google gli hackers sarebbero riusciti ad ottenere le password personali degli utenti in modo da poter monitorare i messaggi delle Gmail, facendo intendere che l'attacco sarebbe partito dalla città cinese di Jinan. Pechino però non ci sta ad incassare le accuse del motore di ricerca di Mountain View ritenendole "inaccettabili". La portavoce del ministero degli Esteri, Hong Lei, afferma che "queste accuse di hacking sono completamente infondate e fatte per altri motivi" sottolineando che gli "attacchi degli hackers sono un problema internazionale e anche la Cina ne è vittima" ma che "la Cina si batte contro i reati su Internet e li reprime in maniera risoluta". E a quanto pare non sembra essere solo la Cina a voler "reprime in maniera risoluta" gli attacchi degli hacker. Maurizio Molinari, corrispondente de La Stampa a New York, rivela che gli Stati Uniti stanno mettendo a punto un documento strategico sulla "cyberwar" che "il Pentagono ha confezionato e la Casa Bianca renderà pubblico entro la fine del mese" (http://is.gd/V2iL1W). In poche parole, spiega Molinari citando la notizia anticipata dal Wall Street Journal, "gli Stati Uniti risponderanno ad atti ostili provenienti dal cyberspazio come farebbero nei confronti di ogni altra minaccia contro la nazione". Il testo è abbastanza eloquente, quanto inquietante, visto che gli USA si riserveranno "il diritto di adoperare tutti i mezzi necessari - diplomatici, militari ed economici - nel rispetto della legge internazionale, al fine di difendere la nostra nazione, i nostri alleati e i nostri interessi". Da quest'ultimo punto sembra quindi evincersi l'idea che gli Stati Uniti potrebbero lanciare un'azione militare anche se ad essere colpite da un "attacco dal cyberspazio" fosse un loro alleato, come per esempio la Gran Bretagna o anche l'Italia. Un documento che, se fosse approvato, cosa che sembra molto probabile, potrebbe rappresentare l'ennesimo motivo per passare direttamente alle "maniere forti" anche per delle cause che sono sempre più "soft", in questo caso "software". Tempi durissimi per gli hacker, quelli che appartengono per esempio alla "razza" che per pura sfida e divertimento, cercavano di scardinare le difese dei grandi supercomputer militari, esattamente come nel film "Wargames - Giochi di guerra" del 1983 diretto da John Badham con Matthew Broderick. Celebre fu nel 1986 uno dei primi "attacchi informatici" ai "militari" da parte di tre ragazzi francesi poco più che maggiorenni. L'impresa era stata messa a segno con un Sinclair ZX81 e un modem, a danno del Cray One (uno storico supercomputer dell'epoca) usato dai militari francesi per scopi tattico-bellici. La storia è descritta, con tanto di ritagli di giornale, sull'Italian Fan Club dello ZX81 (http://is.gd/DiYhMY). I tre hacker francesi lasciarono un messaggio ai militari: "..il vosto Cray One è momentaneamente sostituito da un semplice, economico ZX81 Sinclair...". Che cosa sarebbe successo oggi a questi tre ragazzi? Invece di una "lavata di capo", sarebbe finita con un bel missile dritto in testa, magari sparato da un drone comandato a distanza, sempre via computer, naturalmente. Forse perché oggi i "giochi di guerra" hanno lasciato il posto alla guerre come gioco. E WOPR disse: "vuoi giocare alla guerra termonucleare globale?".

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