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Come truccare le elezioni? Con i social network basta un hacker, o l'ISIS

L'hacker Andrés Sepúlveda rivela di aver manipolato praticamente tutte le elezioni presidenziali dell'America Latina, in sostanza utilizzando un software da lui inventato (Social Media Predator) in grado di creare con post e campagne virali false ondate di entusiasmo e di derisione su questo o quel candidato. Dal carcere, ora l'hacker vuole combattere l'ISIS ma il gruppo terrorista sembra ripagare con la stessa moneta elettronica della propaganda i tentativi di contrastarlo.

Perché si sceglie di votare un candidato rispetto ad un altro? La domanda non appare così banale se si pensa che esitono delle figure che hanno come unico compito quello di manipolare le elezioni. Non si tratta di sostiture una scheda con un'altra, la macchina organizzativa sarebbe troppo complessa. La manipolazione è ben più subdola quanto enormemente più facile da attuare, soprattutto da quando la popolazione degli elettori è costantemente chiusa nel comodo ovile dei social network. All'opera infatti potrebbero esserci centinaia se non migliaia di hacker pagati (profumatamente) per dirigere l'opinione pubblica verso il partito o il candidato che gli stacca l'assegno. Uno di questi è stato arrestato e sta scontando 10 anni di carcere per l'uso di software dannoso, cospirazione per commettere reato, violazione dei dati personali e spionaggio, il tutto legato alla pirateria informatica avvenuta nel corso del 2014 durante le elezioni presidenziali della Colombia.

L'hacker ha scelto di parlare a Bloomberg Businessweek della sua storia e del suo importante ruolo nella "politica nascosta", quella che trama, letteralmente, per far vincere o perdere il leader di turno (i dettagli e i presunti mandanti si possono leggere nell'articolo originale). Si chiama Andrés Sepúlveda, colombiano di 31 anni che ha tatuato sulla testa rasata un QR Code con una chiave crittografica e sulla base della nuca i codici html "</ head>" e "<body>" (non è chiaro se e dove abbia la chiusura del <body>).

L'hacker per per 8 anni avrebbe agito di nascosto alterando varie campagne elettorali nonché le elezioni presidenziali in Nicaragua, Panama, Honduras, El Salvador, Colombia, Messico, Costa Rica, Guatemala e Venezuela, in sostanza tutta l'America Latina.
"Quando mi sono reso conto che la gente credeva a quello che gli diceva internet più che alla realtà, ho scoperto il potere di far credere alle persone quasi tutto" rivela nell'intervista Sepúlveda, che creato un programma software chiamato Social Media Predator in grado di gestire e dirigere un esercito virtuale di account falsi di Twitter per fornire una realtà virtuale distorta agli elettori. Il software cambia rapidamente i nomi, le immagini del profilo e le biografie per adattarsi a qualsiasi esigenza. Con il suo Social Media Predator Sepúlveda ha scoperto che si può manipolare il dibattito pubblico con la stessa facilità di spostamento dei pezzi su una scacchiera.

Ma per dirigere a suo piacimento l'opinione pubblica Sepúlveda non ha solamente manipolato i social media, con post e campagne virali in grado di creare false ondate di entusiasmo e di derisione: nel suo curriculum c'è il furto delle strategie della campagna elettorale degli avversari, l'installazione di spyware negli uffici dell'opposizione, la creazione di falsi e soprattutto imbarazzanti "amici" su Facebook sulla pagina del candidato avversario e l'intercettazione di qualsiasi cosa si potesse intercettare, su smarphone Blackberry, Android ed Apple (altro che FBI). "Il mio compito - spiega - era quello di fare azioni di guerra sporca e operazioni psicologiche, propaganda nera, rumors - (in sostanza, ndr), tutto il lato oscuro della politica di cui nessuno è a conoscenza, ma che tutti possono vedere".

Sepúlveda starebbe ora collaborando con la giustizia per intralciare i cartelli della droga che utilizzano una versione del suo software Social Media Predator ed avrebbe scansionato oltre 700mila tweet provenienti dagli account pro Stato Islamico con l'obiettivo di individuare i reclutatori del gruppo terrorista. Sepúlveda assicura che il suo software ora è in grado di identificare i reclutatori dell'ISIS pochi minuti dopo la creazione di un account su Twitter, e spera di condividere le informazioni con gli Stati Uniti o con quegli altri Paesi che combattono il gruppo islamista. Il problema è che anche l'ISIS, con i suoi video tanto virali quanto fake, sembra ripagare con la stessa moneta elettronica della propaganda i tentativi di contrastarlo.

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