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Anonymous attacca Ministero Interno: sul blog i file dell'OpReVenge. Rivendicazione

Gli Anonymous attaccano il sito del Ministro dell'Interno, e sul loro blog pubblicano i file apparentemente "sottratti" dal portale del Viminale e una lunga lettera di rivendicazione dell'operazione "OpReVenge/OpTrasparenza" nata "per vendicare i fratelli caduti nelle mani del deplorevole apparato repressivo", presumibilmente i 4 hacker arrestati dopo una indagine del Cnaipic. Ma allora, altri Anonymous avevano specificato che "non avevano nulla a che vedere con gli hacker arrestati".

"Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria: siamo ancora qui, più infuriati che mai" scrivono nella lunga lettera di rivendicazione dell'operazione "OpReVenge/OpTrasparenza" condotta da Anonymous. La reazione è "per vendicare i fratelli caduti nelle mani del vostro deplorevole apparato repressivo", cioè presumibilmente l'arresto dei 4 hacker a seguito dell'indagine del Cnaipic, il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche della Polizia postale. In questo caso, per gli Anonymous il "deplorevole apparato repressivo" è il sito del Ministro dell'Interno, hackerato "per smascherare ciò che nascondono i tentacoli del potere", come si legge nella rivendicazione. Sul blog degli Anonymous, infatti, sono stati pubblicati diversi file apparentemente "sottratti" all'interno del sito del Viminale, e forse anche alcune email visto che su Twitter gli hacker linkano una foto di una casella di posta elettronica del Ministero guidato da Angelino Alfano. Tutto questo "per dimostrarvi che non siete inviolabili", scrivono gli hacker che desiderano "commemorare le vittime di Stato: quelle di ieri, di oggi".

Su Twitter gli Anonymous lanciano anche determinati hashtag, forse a voler indicare il contenuto del file linkato nello stesso cinguettio, quali: #Muos, #Lybia, #Drugs, #NordAfrica, #CyberCryme, #Immigration, #Lampedusa, #Frontex, #Nuclear, #migrants, #CyberWar, #Napoli #NATO. Gli Anonymous scrivono infatti nella rivendicazione: "Con questa operazione vogliamo anche portare il nostro contributo alla trasparenza delle Istituzioni. La conoscenza è libera, vieppiù quella che riguarda il potere nei suoi apparati amministrativi. Norme e leggi emanate dallo Stato e spesso fatte valere con spietata assolutezza ci opprimono come un'invisibile camicia di forza. Altre volte è la voluta mancanza di legge e tutele che opprime e uccide. - e ancora - Migliaia di telecamere spiano le nostre azioni quotidiane, i dati in ultima analisi arrivano alle forze dell'ordine; anche i nostri gusti e le nostre abitudini sono mappati sfruttando l'uso della rete. Tuttavia per una volta i potenti signori dei Ministeri invece di occuparsi di violare la privacy di ignari esseri umani, dovranno preoccuparsi di tutelare la propria. Tutti hanno il diritto di sapere, cioè, ad esempio, di conoscere di persona qualcosa di più a proposito delle politiche sull'immigrazione o farsi un'idea personale della questione Muos".

Gli Anonymous espongono quindi una serie di motivazioni all'operazione "OpReVenge/OpTrasparenza", dirette in particolare "ai signori del Ministero dell'ambiente, ai signori del Ministero dell'Interno, ai signori del Ministero degli esteri, ai potenti del Vaticano", precisando che "la lista di misfatti dovrebbe essere molto più lunga". Gli Anonymous quindi concludono: "Ci dipingono come criminali, ma tutto quel che facciamo è mosso da sentimenti che sedimentano nel sogno di un Mondo libero, senza catene nè oppressi. Non agiamo in nome del profitto, non uccidiamo nessuno. E molto spesso paghiamo con la nostra Libertà. Ma sappiano, gli stupratori della democrazia, che le manette della pseudo-legge hanno solo valenza fisica. Noi siamo mossi da ideali, voi dal denaro e dalla logica del sorvegliare e punire. - e domandano - Chi sono i veri terroristi?".

Qualcuno però a questo punto potrebbe rimanere un po' confuso, e non solo perché il gruppo di hacker arrestati pochi giorni fa fu considerato dal Cnaipic come "una vera e propria associazione criminale", tanto da aver "di fatto tradito gli Anonymous" come precisava lo stesso il responsabile dell'unità Ivano Gabrielli. Lo stesso giorno, altri Anonymous affermavano infatti: "Le persone arrestate utilizzavano il nome di Anonymous per attaccare siti privi di colpa, lo facevano solo per il piacere personale del mostrare al mondo di essere in grado di hackerare siti a caso. Questo si distacca completamente dall'ideale di Anonymous. Anonymous Italia, non ha NULLA A CHE VEDERE con gli 'hacker' arrestati". Ora invece, altri Anonymous ancora gridano vendetta (OpReVenge appunto) per quei "fratelli caduti nelle mani del deplorevole apparato repressivo".

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