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Anonymous: arrestati i vertici? LulzSec: peccato che non ci siano capi

La Polizia "svela" la rete italiana di "Anonymous". Ma Anonymous da Twitter risponde e manda i suoi "migliori saluti". Nel blog internazionale gli Anonymous danno la solidarietà agli italiani. Intanto si prevedono risarcimenti dei danni che "graveranno sui ragazzi e sulle loro famiglie".

Gli hacker italiani della rete "Anonymous" presente in tutto il mondo, sono stati "svelati", "denunciati", "arrestati", "scoperti", "identificati". Questi sono solo alcuni termini utilizzati dai giornali per descrivere l'operazione della Polizia delle Comunicazioni che, in una nota riportata dalle agenzie, spiega: "Sono stati identificati dalla Polizia di Stato il promotore ed alcuni esponenti di rilievo della cellula italiana di 'Anonymous', il gruppo hacker che dallo scorso gennaio ha organizzato e condotto numerosissimi attacchi informatici ai danni di siti web istituzionali e di aziende di rilevante interesse nazionale". I siti colpiti negli scorsi mesi, (sembra unicamente con attacchi DoS, denial of service http://is.gd/ra5cYf) sono infatti del calibro di Mediaset, Rai, Eni, Enel, Governo, Camera, Senato, ecc. Sempre nella nota si informa che gli agenti del Cnaipic - Centro nazionale anticrimine informatico, coordinato dalla Procura della Repubblica di Roma "hanno denunciato tre persone, di cui una minorenne, ed eseguito 32 perquisizioni su tutto il territorio nazionale ed una in Svizzera, nel Canton Ticino, con l'ausilio della Polizia cantonale ticinese". Su Repubblica.it il vice questore aggiunto Tommaso Palumbo, direttore del Cnaipic della polizia di Stato spiega che "in passato", per far andare in tilt i siti erano necessari "centinaia di ragazzi" che "collegandosi facevano saltare il sito" oggi "si utilizzano grossi server che mandano in tilt il sistema utilizzando quindi apparecchiature veramente alla portata di tutti" (http://is.gd/xCWyGB). Intanto sul Corriere.it Massimo Sideri scrive che "Secondo una fonte investigativa non ci sarebbe nessuna volontà di mettere un 'bavaglio' alla rete. Non si perseguono i reati di opinione, ma solo i danni causati che sarebbero ingenti anche se la politica delle aziende colpite è quella di non rivelare nulla" (http://is.gd/O2og8V). E sempre sull'articolo de La Repubblica, il direttore della polizia postale e delle telecomunicazioni Antonio Apruzzese sottolinea: "Al di là dell'aspetto penale della vicenda va sottolineato il danno patrimoniale arrecato da queste azioni, i cui costi graveranno sui ragazzi e sulle loro famiglie. Ci sono molti modi per esprimere un dissenso ma qui si producono reati e si producono anche seri danni economici" (http://is.gd/xCWyGB). Intanto la comunità degli hacker vicina ad Anonymous su Twitter commenta il linguaggio dei giornali "mainstream". E' il caso ad esempio di una delle due "navi figlie" di LulzSec che non si è "dissolta" nelle nebbie digitali (l'altra è quella brasiliana). Sulla pagina Twitter di LulzSec Italy infatti si legge: "'Arrestati i capi italiani di Anonymous'....peccato che non ci siano capi"(http://is.gd/Resk2w). Sulla pagina di Anonymous invece si legge un tweet emblematico che vuole rimarcare il fatto di essere vivi: "'Fine della storia per Anonymous Italia' ...poi si svegliarono tutti sudati, i migliori saluti Anonymous Italia". Anonymous infatti ci tiene a sottolineare di non essere stata "smantellata". In un certo senso il concetto di "eternità digitale" di Anonymous è comprensibile all'interno della stessa storia dell'informatica. E' chiaro infatti che gli hacker non spariranno mai, dato che tutta la rete, dal personal computer al web, dall'"Hulking Giant" ("il bestione" Ibm 704) a Linux, è frutto del lavoro indefesso degli Hacker di ieri e di oggi. Eliminare gli hacker da internet suona un po' come la presunzione di levare i batteri dal corpo umano. Impossibile e nello stesso tempo mortale per il "corpo" (anche digitale). I batteri, come gli hacker, sono essenziali. E anche molto diversi tra loro, con diversi "compiti", "vocazioni" e "attitudini". Così come sono hacker Steve Jobs e Bill Gates lo sono anche Richard Stallman, un "Anonymous" o "The Jester". La "diversità" di Anonymous nell'universo "hacker" è quella di essere un gruppo di "hacktivist". Hacktivism è un "termine che deriva dall'unione di due parole, hacking e activism e indica le pratiche dell'azione diretta digitale in stile hacker" spiega Wikipedia (http://is.gd/r1aS8Q). Nella filosofia dell'hacktivismo: "le forme dell'azione diretta tradizionale sono trasformate nei loro equivalenti elettronici: la manifestazione di piazza, il corteo, si è trasformata nel netstrike, il corteo telematico; l'occupazione di stabili in disuso, nel cybersquatting; il volantinaggio all'angolo delle strade nell'invio massivo di e-mail di partecipazione e di protesta, il banchetto delle petizioni nelle petizioni on line; i tazebao scritti a mano diventano pagine web e le scritte sui muri e i graffiti vengono sostituiti dal defacciamento temporaneo di siti web" (da Wikipedia http://is.gd/r1aS8Q). Ecco perché, nella suo comunicato (tra altre affermazioni opinabili) Anonymous Italia, dalle pagine del suo blog (http://is.gd/u5E7yQ) scrive, in risposta all'operazione della Polizia: "Le persone arrestate non erano 'pericolosi hacker' come definiti dai media, ma erano persone come tutti e sono state arrestate mentre protestavano pacificamente per in nostri diritti". La sfida della "società digitale" sarà quella di discutere, politicamente (in senso nobile), senza repressioni o apologie, il concetto di "come" si possa "esprimere" la propria opinione in rete, delineando limiti e diritti. Intanto la solidarietà comincia ad arrivare a stretto giro di posta anche dagli Anonymous "internazionali" che, in lingua inglese, scrivono che è "impossibile smantellare Anonymous" perché "Anonymous non può essere smantellate. Anonymous non ha leader, non ha struttura. Tutti i membri di Anonymous operano allo stesso livello". E rimarca: "La nostra protesta continuerò più forte di prima". Scriveva Stewart Brand, fondatore del Whole Earth Catalog: "Penso che gli hacker, programmatori innovativi e irriverenti che si sono consacrati al loro lavoro - siano stati la più interessante e sincera incarnazione dell'intellettuale dopo i padri della Costutuzione degli Stati Uniti..." (da Steven Levy - Hackers - Ed. Shake - 1997 - pag 443, trad. di Ermanno "Gomma" Guarneri e Luca "Syd" Piercecchi). Ma Quinto Orazio Flacco, hacker del pensiero del 65 a.C. (è quello del "carpe diem"), rimarcava: "Est modus in rebus, sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum" (C'è una giusta misura nelle cose, ci sono precisi confini, al di qua e al di là dei quali non può sussistere la cosa giusta).

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