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Parti cesarei "ingiustificati". Balduzzi: "forte campanello d'allarme"

Parto naturale o parto cesareo? Questo è il dubbio di molte gestanti, come se fosse una "scelta" di "comodo". In effetti l'Italia ha un record dei parti cesarei ma, come ricorda il Ministero della Salute, se il cesareo rappresenta il 29,31% parti totali, l'aggravante è che il 43% dei primi parti cesarei "sarebbe ingiustificato".

In Italia il parto sta diventando troppo spesso "sinonimo" di cesareo. Il parto naturale è infatti quasi una "stranezza" per le nuove generazioni che non comprendono quasi come una volta si potesse addiruttura partorire in casa . Il Ministero della Salute in un interessante rappporto a seguito di una conferenza stampa sulle "procedure di parto cesareo" ha lanciato l'allarme sui troppi parti "chirurgici" della mamme italiane. Il Ministero della Salute in sintesi denuncia "il caso del numero eccessivo dei primi parti cesarei che in Italia costituiscono un record: il 29,31% parti totali, con l'aggravante che il 43% dei primi parti cesarei sarebbe ingiustificato". "Questo comporta non solo spreco di denaro pubblico - spiega ancora il Ministero -, 80-85 milioni l'anno, ma soprattutto un aumento dei rischi per la salute della donna e del neonato". Il Ministro Balduzzi ha commentato i dati: "Sono dati molto preoccupanti - ha detto il Ministro della Salute Renato Balduzzi - e ci vuole un intervento ulteriore. E' un forte campanello d'allarme perché i dati ci dicono che ci sono comportamenti opportunistici sui quali bisogna intervenire". Ma quali sono i "comportamenti opportunistici" citati dal ministro? Sono stati i NAS a fare le indagini.

"L'indagine del Ministero - si legge nella nota - è scattata su indicazione dell'Agenas. I carabinieri dei Nas hanno acquisto e verificato a campione 3.273 cartelle cliniche di 78 strutture pubbliche e private per accertare la corrispondenza tra schede di dimissione (Sdo). I problemi di validità erano stati sollevati dall'Agenas che ha notato come la "posizione anomala del feto", caso fortemente associato al cesareo, risultasse sopra il 20 e addirittura il 50% tra tutti i primi parti cesarei, contro una frequenza media nazionale dell'8%. Valori incompatibili che "hanno fatto sorgere il sospetto di una utilizzazione opportunistica della diagnosi, non basate su reali condizioni cliniche". Qui un report fornito dal Ministero in PDF sulle troppe "incongruenze" che riguardano i parti cesarei in Italia. "In presenza di dati che creano ragionevoli dubbi sulla legalità dei comportamenti, c'è il dovere di perseguire la strada giudiziaria", anche perché, ha aggiunto il ministro, in varie situazioni si è verificato che le cartelle cliniche "dicessero cose diverse rispetto a quanto documentato dalle indagini ecografiche o radiologiche, o che addirittura mancasse nella cartella clinica la documentazione stessa volta a supportare la diagnosi".

Ma dato che ormai sul web, incubatore del "pensiero mainstream", il dubbio più frequente per le gestanti è "meglio il parto cesareo o naturale?", come se si trattasse di una scelta "volontaria", il Ministero elenca i rischi che un parto cesareo ha rispetto ad un parto vaginale. Scrive il Ministero nel comunicato: "i rischi legati al parto, sia naturale che con taglio cesareo, sono oggi fortunatamente molto bassi. Tuttavia, essere sottoposti a un taglio cesareo elettivo a termine di gravidanza comporta alcuni rischi maggiori per la madre e per il neonato rispetto al parto vaginale. Rispetto a una donna che partorisce naturalmente, una donna sottoposta a parto cesareo ha un rischio triplo di decesso a causa di complicanze anestesiologiche, un rischio di lesioni (vescicali e/o ureterali) fino a 37 volte maggiore e ha una probabilità di sottoporsi a laparotomia esplorativa post-partum aumentata di circa 18 volte; la complicanza di maggior impatto è la rottura dell'utero in una successiva gravidanza, la cui probabilità dopo un taglio cesareo è di 42 volte superiore rispetto a dopo un parto vaginale". "E' evidente, quindi, - continua il Ministero della Salute - che il taglio cesareo è un intervento chirurgico non privo di rischi e deve essere eseguito solo se si verificano le condizioni mediche che lo rendono necessario. Se non vi sono controindicazioni, il parto naturale è da preferire al taglio cesareo, per la tutela della salute della partoriente e del bambino".

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