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Medici obiettori di coscienza: nessuna violazione della legge 194

In una nota, l'Associazione Luca Coscioni anticipa che "in questi giorni il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d'Europa ha ufficialmente riconosciuto che l'Italia viola i diritti delle donne che intendono interrompere la gravidanza (legge 194)". Ma, dati alla mano di Ministero della Salute e dai Giuristi della Vita, "appre difficile sostenere che il numero elevato degli obiettori di coscienza sia un ostacolo per l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza".

In una nota, l'Associazione Luca Coscioni anticipa che "in questi giorni il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d'Europa ha ufficialmente riconosciuto che l'Italia viola i diritti delle donne che intendono interrompere la gravidanza (legge 194, ndr), a causa dell'elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza". L'Associazione Luca Coscioni si augura quindi che "il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e il Governo intervengano verso le Regioni che non effettuano i dovuti adempimenti affinché le strutture che effettuano IVG (interruzione volontaria di gravidanza, ndr) non interrompano il servizio a causa della presenza di medici obiettori". In un comunicato stampa, i Giuristi per la Vita sottolineano però che la XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, con una risoluzione approvata il 6 marzo scorso all'unanimità (salva l'astensione dei deputati di SEL), mette nero su bianco che "i numeri complessivi del personale non obiettore sono considerati comunque congrui rispetto al numero complessivo degli interventi di IVG e che eventuali difficoltà nell'accesso ai percorsi IVG sembrano quindi dovute a una distribuzione inadeguata del personale fra le strutture sanitarie all'interno di ciascuna Regione". La relazione evidenzia inoltre che sono il "69,3% nel 2010 e nel 2011" gli obiettori di coscienza, precisando che dall'inizio dell'applicazione della legge n. 194, c'è stato "un aumento percentuale del 17,3 per cento in trenta anni, a fronte di un dimezzamento delle IVG nello stesso periodo". I Giuristi per la Vita sottolineano inoltre come la Commissione non faccia alcun cenno "a casi di aborto negato ad una donna che lo richiedeva".

Inoltre, dopo la diffusione del documento emanato dal Comitato europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d'Europa, il Ministero della Salute in una nota prima di tutto ricorda che questo "non è un organismo di rappresentanza politica". Il Ministero chiarisce quindi che nel rapporto "in cui si attribuiscono all'Italia presunte violazioni dei diritti delle donne riguardo la legge 194" non si è "tenuto conto del quadro complessivo emerso dalle diverse relazioni sulla stessa legge, presentate ogni anno al Parlamento". Anche il Ministero della Salute puntualizza infatti che "dai dati infatti, puntualmente raccolti Regione per Regione dall'Istituto Superiore di Sanità, emerge con chiarezza che il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori negli ultimi trent'anni si è dimezzato, passando da 3.3 aborti a settimana nel 1983 agli attuali 1.7, considerando 44 settimane lavorative in un anno". La nota del Ministero prosegue chiarendo quindi che "anche il calcolo eseguito per ciascuna Regione italiana, conferma un impegno di lavoro congruo per i non obiettori: si va da un minimo di 0.5 IVG a settimana della Val d'Aosta a un massimo di 4 IVG a settimana per il Lazio". Per questo motivo, il Ministero della Salute spiega che "appare difficile, a fronte di tali dati, sostenere che il numero elevato degli obiettori di coscienza sia un ostacolo per l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza", ricordando comunque che è sta stato avviato, insieme alle Regioni, "un monitoraggio che coinvolge ogni struttura sanitaria in cui potenzialmente potrebbe essere presente un accesso IVG, e anche ogni singolo consultorio". Il Ministero della Salute conclude spiegando che "valuterà se sia il caso di fornire questi dati, peraltro pubblici, al Comitato europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d'Europa, per effettuare delle controdeduzioni". A stilare il rapporto è International Planned Parenthood Federation - European Network (Ippf), e come sottolinea Eugenia Roccella (Nuovo centrodestra) "non è la prima volta che questa organizzazione non governativa antinatalista, che promuove aborto e contraccezione spesso con metodi discutibili, cerca di attaccare l'Italia sulla legge 194".

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