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Legge 40: Tribunale Roma solleva nuovo dubbio di legittimità costituzionale

L'Associazione Luca Coscioni informa che "il Tribunale di Roma ha sollevato il dubbio di legittimità costituzionale della legge 40 del 2004 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita) in riferimento al caso di una coppia fertile che vorrebbe accedere alla fecondazione assistita perché la donna è portatrice di patologia genetica.

L'Associazione Luca Coscioni informa che "il Tribunale di Roma ha emesso un'ulteriore decisione che, con argomentazioni sostanzialmente identiche alla precedente decisione del 14 gennaio, ha sollevato il dubbio di legittimità costituzionale della legge 40 del 2004 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita, ndr) in riferimento al caso di una coppia fertile che vorrebbe accedere alla fecondazione assistita per evitare un aborto". La donna risulta portatrice di patologia genetica trasmissibile diagnosticata nel 2006 dal Laboratorio di Genetica Medica del Policlinico di Tor Vergata. Dopo un primo aborto spontaneo, nel corso di una seconda gravidanza, la coppia ha deciso di effettuare un "aborto terapeutico" (legge 194/78) al V mese di gestazione perché la villocentesi evidenziò "gravi problemi nel futuro nascituro". Dopo tale esperienza, la coppia si è quindi rivolta all'azienda Usl di Roma "chiedendo l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) e, nell'ambito di questa, alla diagnosi genetica preimpianto (PGD), per impedire la trasmissione della patologia di cui risulta portatrice la donna". La coppia chiede infatti "accesso alla fecondazione assistita per poter conoscere lo stato di salute dell'embrione prima del trasferimento in utero come previsto dagli artt. n. 14 comma 5 e n. 13 comma 2 della legge 40 del 2004". Come riporta l'Associazione Luca Coscioni, il responsabile del reparto Fisiopatologia della Riproduzione e Fecondazione Assistita, Centro per la Salute della Donna S. Anna, dichiara che la struttura "non eroga la prestazione di diagnostica genetica preimpianto". Inoltre, nella nota l'associazione spiega che "la struttura sanitaria rifiutava la richiesta avanzata dalla coppia ritenendo che, ancorché portatrice di patologia geneticamente trasmissibile, non fosse affetta sterilità o infertilità e pertanto non rientrasse nei casi previsti dall'art. n. 4 della legge 40". Gli avvocati Angelo Calandrini e Filomena Gallo dell'Associazione Luca Coscioni, che seguono il percorso giuridico della coppia, sottolineano che "ora la parola passa alla Corte Costituzionale che dovrà sciogliere il dubbio di costituzionalità stabilendo se i limiti posti dalla legge 40 all'accesso alla PMA da parte di coppie non sterili o infertili in senso tecnico ma portatrici di patologie geneticamente trasmissibili al feto, sia o meno conforme ai diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione". L'avvocato Calandrini sottolinea quindi che la "giurisprudenza recente consente di escludere la sussistenza di un divieto sia della diagnosi sia della selezione preimpianto, finalizzata ad impedire il trasferimento nell'utero della donna, dei soli embrioni affetti da gravi patologie".

Mentre si riaccende il dibattito sulla legge 40, qualche giorno fa si è riaperta invece la discussione sulla fecondazione in vitro. Sull'Avvenire è tornato infatti a parlare Jacques Testart, che divenne celebre nel 1982 come padre scientifico del primo "bambino in provetta" d'Oltralpe, che nel corso dell'intervista avverte che se le tecniche di fecondazione in vitro "dovessero semplificarsi e generalizzarsi in futuro, come mi pare probabile, le coppie chiederanno tutte la stessa cosa, ovvero una sorta di bambino perfetto secondo i canoni dell'epoca che tenderanno a imporsi su scala internazionale. - aggiungendo - Si scivolerà così in una sorta di clonazione sociale, senza passare per la clonazione in senso tecnico. Si elimineranno alcuni caratteri dell'umanità di oggi, con l'idea che i nuovi caratteri sono superiori e vantaggiosi".

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