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Fecondazione assistita: per Strasburgo legge 40 "è incoerente"

La Corte di Strasburgo ha sentenziato che la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita "è incoerente" perché non permette la diagnosi preimpianto degli embrioni ma poi un'altra legge permette l'aborto.

La Corte europea dei diritti umani ha definito "incoerente" la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita, affermando che viola l'articolo 8 della Convenzione europea per i diritti umani, quello che garantisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Alla Corte di Corte di Strasburgo sono ricorsi una coppia italiana portatrice sana di fibrosi cistica, che vorrebbe accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni, per evitare di mettere al mondo un figlio malato. La legge 40 non glielo permette, ma da Strasburgo si fa notare che tale sistema legislativo è appunto "incoerente" perché invece un'altra legge permette di accedere all'aborto terapeutico se il feto è malato di fibrosi cistica. Eleonora Porcu, Responsabile del Centro di Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita dell'Università di Bologna, sottolinea però che "la legge 40 e quella sull'aborto sono due leggi diverse: una cosa è pianificare a tavolino una gravidanza, decidendo deliberatamente quale embrione far nascere e quale no, un'altra è l'accettazione o meno di una gravidanza già in atto - e aggiunge - Dal mio punto di vista non c'è contraddizione. Anche decidere quando una diagnosi preimpianto è finalizzata alla salute dell'embrione e quando è invece eugenetica è molto difficile. Prendiamo la sindrome di Down : sappiamo che il bambino avrà molti problemi durante la vita, ma chi decide se è un motivo sufficiente per scartare l'embrione?". Alla Porcu risponde il ginecologo Severino Antinori che fece per primo ricorso alla legge 40 dopo la sua approvazione, spiegando che l'analisi pre-impianto è prevista per "15-20 patologie gravi per fare in modo che non vengano trasmesse dai genitori" e che quindi "è fuori dal mondo affermare che questa sia eugenetica". Prima di commentare il ministro della Salute Renato Balduzzi precisa che vuole "leggere le motivazioni della sentenza", pur precisando che quello della legge 40 è "un problema già noto" e che "in questa materia bisogna capire quali siano i beni da tutelare e tenere conto di tutti i valori in gioco, tra cui la soggettività giuridica dell'embrione". La sentenza della Corte europea dei diritti umani, che ha stabilito un risarcimento per la coppia da parte dello Stato di 15mila euro, sarà definitiva se entro tre mesi le parti non faranno ricorso alla Grande Camera.

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