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Fecondazione assistita: Strasburgo accoglie ricorso contro legge 40

Una coppia di coniugi, entrambi affetti da fibrosi cistica, si sono rivolti alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo contro la legge 40 sulla Procreazione medicalmente assistita, e il loro ricorso è stato riconosciuto ammissibile.

Una coppia di coniugi, entrambi affetti da fibrosi cistica, si sono rivolti alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo contro la legge 40 sulla Procreazione medicalmente assistita, e il loro ricorso è stato riconosciuto ammissibile. La coppia, infatti, ha portato davanti alla Corte il fatto che la norma impedisce la procreazine assistita alle coppie fertili anche se, come nel loro caso, portatrici di malattie genetiche. La legge 40 consente infatti la diagnosi preimpianto solo a chi è sterile. La coppia vorrebbe invece avere il diritto non solo di ricorrere alla fecondazione in vitro ma anche allo screening embrionale poiché, essendo affetti da fibrosi cistica, ci sarebbe una possibilità su quattro di trasmettere la malattia genetica al nascituro. Molto contenta del fatto che la Corte di Strasburgo abbia accettato il ricorso dei coniugi è l'avvocato Filomena Gallo, vicesegretaria dell'associazione Luca Coscioni, che sottolinea come in Italia la Costituzione sancisce il principio di uguaglianza e il diritto alla cura ma che "la legge 40 disattende tutto ciò", domandandosi: "Se una coppia infertile portatrice di una malattia genetica può fare diagnosi preimpianto, perché una coppia fertile anch'essa 'portatrice' non può accedere alla medesima diagnosi?". In seguito anche la LIFC (Lega Italiana Fibrosi Cistica Onlus), attraverso un comunicato, rende noto di aver appreso "con entusiasmo la decisione della Corte Europea di Strasburgo sul ricorso contro la legge 40, presentato dai coniugi". La Vicepresidente e Responsabile Qualità della Vita per la LIFC, Silvana Mattia Colombi, sottolinea che "tutti i cittadini devono avere le stesse possibilità di cura sia in Italia che all'estero", evidenziando come in 15 Paesi europei è invece possibile, per quelle coppie nella stessa situazione dei coniugi che hanno fatto ricorso a Strasburgo, ricorrere sia alla fertilizzazione in vitro che allo screening embrionale, tanto che le "giovani coppie portatrici sane di fibrosi cistica si vedono costrette, loro malgrado, ad alimentare il 'turismo riproduttivo' recandosi all'estero, dove, a proprie spese, possono ricorrere al P.M.A. (Procreazione Medicalmente Assistita)", conclude Silvana Mattia Colombi.

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