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Spending review, ecco i tagli. Da abolizione Province ad aumento IVA

Approvata la spending review. Cos'è e cosa prevede? Secondo i calcoli del governo farà risparmiare lo Stato di ben 26 miliardi di euro entro il 2014. Ecco i tagli, dalla sanità a alle società pubbliche e in house, dall'abolizione delle Province all'aumento dell'IVA (solo posticipato).

Approvata dal governo, e firmata repentinamente dal Presidente della Repubblica, la spending review, o meglio il decreto legge "disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati".
Ma quanto risparmierà lo Stato riducendo la spesa pubblica? Il governo è chiaro sui numeri: 4,5 miliardi per il 2012, 10,5 miliardi per il 2013 e 11 miliardi per il 2014, per un totale quindi di 26 miliardi di euro.
Soldi, tuttavia, che a quanto pare potrebbero non essere sufficienti, visto che l'aumento dell'IVA di due punti percentuali (dall'attuale 21% al 23%) non viene cancellato ma solo posticipato, al luglio 2013.
Il governo ci tiene, prima di tutto, a precisare che comunque "la riduzione della spesa non incide in alcun modo sulla quantità di servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni a favore dei cittadini ma mira a migliorarne la qualità e l'efficienza". Solo il tempo, comunque, sarà in grado di confermare o meno tale previsione ottimistica.
Mario Monti, poi, ci tiene a sottolineare che, "grazie al risparmio ottenuto" altri 55mila esodati, quelli non conteggiati nel decreto "Salva Italia", saranno invece salvati.
Con la spending review, inoltre, si potranno stanziare altri due miliardi per i terremotati dell'Emilia Romagna.
Ma nel dettaglio, in cosa consisterà la spending review? Ecco i punti principali.

Riduzione per l'acquisto di beni e servizi e trasparenza delle procedure In definitiva, le pubbliche amministrazioni non potranno più effettuare spese in autonomia. Tutte le uscite dovranno passare attraverso il Consip, la società per azioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze che gestisce il Programma per la razionalizzazione degli acquisti nella Pubblica Amministrazione.

Riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni Riduzione del 20% dell'organico dei dirigenti della Pubblica amministrazione e del 10% dei dipendenti. Anche le Forze armate ridurranno il totale generale degli organici in misura non inferiore al 10%. Nel dettaglio, per la gestione del personale in soprannumero si procede, in primo luogo, alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro nei confronti dei dipendenti che, in base alla disciplina vigente prima dell'entrata in vigore dell'ultima riforma introdotta dal decreto legge n. 201 del 2011, avrebbero ottenuto la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2014. In secondo luogo, si applicheranno le regole per la mobilità.

Riduzione di spese in materia di pubblico impiego Sono diverse le misure per arrivare ad una "migliore allocazione delle risorse disponibili nell'ottica dell'efficienza e del buon andamento dell'azione amministrativa", come spiega il governo:
- Riduzione del parco auto pari al 50% della spesa sostenuta per il 2011
- Divieto di attribuire incarichi di studio e consulenza a soggetti, già appartenenti ai ruoli dell'amministrazione e collocati in quiescenza, che abbiano svolto, nel corso dell'ultimo anno di servizio, funzioni e attività corrispondenti a quelle oggetto dell'incarico di studio o consulenza.
- Abrogata la normativa in materia di vice dirigenza.
- Il valore dei buoni pasto non potrà superare i 7 euro.
- Le ferie e i riposi spettanti al personale, anche di qualifica dirigenziale, sono obbligatoriamente fruiti secondo quanto prevedono gli ordinamenti dell'amministrazione di appartenenza e in nessun caso danno diritto alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi.
- Stipulare convenzioni con il MEF per omogeneizzare il sistema di pagamento degli stipendi, oppure rinegoziare i contratti vigenti, con un abbattimento del costo del servizio non inferiore al 15%.

Razionalizzazione del patrimonio pubblico e riduzione dei costi per le locazioni passive La razionalizzazione consisterà nel:
- non applicazione dell'aggiornamento all'indice Istat del canone dovuto da tutte le amministrazioni pubbliche per l'utilizzo in locazione passiva di immobili per finalità istituzionali, per il triennio 2012–2014.
- uso gratuito in favore dello Stato degli immobili di proprietà degli enti territoriali a condizioni di reciprocità.
- rinegoziazione delle locazioni passive di immobili ad uso uffici di proprietà di terzi.
- riduzione degli spazi ad uso ufficio a disposizione delle amministrazioni statali e per quelli destinati agli archivi delle amministrazioni statali.
- vendita degli alloggi di servizio di proprietà del Ministero della difesa.

Società pubbliche e in house In primo luogo, i CDA delle società a totale partecipazione pubblica saranno composti da non più di tre membri. Le altre norme prevedono:
- divieto alle pubbliche amministrazioni di detenere partecipazioni in società controllate, direttamente o indirettamente che abbiano conseguito per l'anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90%. Inoltre, le società a partecipazione totalitaria verranno sciolte entro il 31 dicembre 2013, ovvero, in caso di mancato scioglimento, non potranno ricevere affidamenti diretti di servizi.
- fino al 31 dicembre 2015 i limiti per le assunzioni previsti per le società controllanti si applicano anche alle società controllate.

Riduzione della spesa dei ministeri Eliminati eccessi di spesa per un importo di 1 miliardo e mezzo per il 2012 e 3 miliardi a partire dal 2013. In particolare:
- soppressione dell'ISVAP e del COVIP, entrambe accorpate all'IVARP, che funzionerà in stretta sinergia con le strutture della Banca d'Italia.
- soppressione dell'Ente nazionale per il Microcredito, dell'Associazione Luzzatti e della Fondazione Valore Italia.
- soppressione della società Arcus spa.

Riduzione della spesa degli enti territoriali Riduzione di 700 milioni di euro per l'anno 2012 e di 1.000 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013 dei trasferimenti dello Stato alle Regioni a statuto ordinario. Analoghe misure sono previste nei confronti dei Comuni e delle Province.
Per i Comuni la riduzione è pari a 500 milioni di euro per l'anno 2012 e 2.000 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013.
Per le Province la riduzione è di 500 milioni di euro per l'anno 2012 e 1.000 milioni di euro a decorrere dal 2013.
Inoltre, si riduce ulteriormente il limite entro cui gli enti territoriali possono procedere alla spesa per assunzione di personale e si pone il divieto per le Province di assumere personale a tempo indeterminato.

Riduzione e accorpamento province L'obiettivo del governo è quello di dimezzare il numero attuale delle Province. L'abolizione delle Province avverrà sulla base di due criteri: il primo è la dimensione territoriale, il secondo è la popolazione, ma la definizione esatta dei parametri per la dimensione territoriale e la popolazione sarà completata entro 10 giorni.
I Comuni capoluogo di Regione sono esclusi dagli interventi di accorpamento e riduzione, anche se le Province che "restano in vita" avranno le seguenti competenze: ambiente e trasporti e viabilità. Tutte le altre competente passeranno ai Comuni.
Inoltre, entro il 1 gennaio 2014 verranno istituite le Città metropolitane, dieci in tutto: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria. Contestualmente, verranno soppresse le relative Province.

Pubblica istruzione, università, enti di ricerca In particolare c'è da segnalare il fatto che verrà utilizzato il personale docente in esubero, quelli senza cattedra, per attività di docenza in materie affini.
Inoltre, vendono stabiliti vincoli al turn over per il sistema universitario statale e per gli enti di ricerca. Stanziati 10 milioni per le università non statali, mentre non è stato previsto il taglio di 200 milioni per l'Università.

Sanità Nel decreto legge non è stata inserita la norma sulla chiusura del piccoli ospedali con meno di 120 posti letto. Gli altri provvedimenti sono:
- condizioni di acquisto e fornitura di beni e servizi: rideterminazione degli importi e delle prestazioni previsti nei singoli contratti di fornitura nella misura del 5%. Inoltre, per i contratti già stipulati è prevista invece una rinegoziazione tra Azienda sanitaria e fornitori, oppure la possibilità di recesso da parte della struttura pubblica.
- spesa per farmaci: per il 2012 è previsto un aumento dello sconto obbligatorio che le farmacie e le aziende farmaceutiche praticano nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale. Per le farmacie, si passa dall'1,82% al 3,85%, variabile per il 2012, 2013 e 2014, mentre per le aziende farmaceutiche lo sconto passa da 1,83% a 6,5%, per il solo anno 2012. Infine, per gli anni successivi la revisione della spesa viene operata tramite una ridefinizione delle regole che prevedono un tetto di spesa sia per la farmaceutica convenzionata territoriale che per la farmaceutica ospedaliera. Per la farmaceutica territoriale viene individuato un nuovo tetto di spesa pari all'11,5% (rispetto al precedente 13,3%). Per la farmaceutica ospedaliera il nuovo tetto è del 3,2% (rispetto al precedente 2,4%).
- spesa per dispositivi medici: per il solo secondo semestre 2012 viene previsto un abbattimento del 5% degli importi e dei volumi di fornitura. Mentre nel 2013 la revisione della spesa viene realizzata tramite la fissazione di un tetto di spesa pari al 4,8% per tali dispositivi.
Ma non è tutto, naturalmente. Il governo anticipa che un terzo provvedimento di spending review verrà adottato a breve (sembra entro agosto, e sarà la cosiddetta terza fase), e riguarderà le agevolazioni fiscali, la revisione strutturale della spesa e i contributi pubblici.

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