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Governo Monti: ok decreto su riduzione costi enti locali e trasparenza

Il governo Monti approva un decreto legge che detta nuove regole finalizzate a riequilibrare la situazione finanziaria di enti locali in difficoltà e a ridurre i costi della politica. Ecco le disposizioni principali.

Il governo ha approvato, nel corso del Consiglio dei Ministri del 4 ottobre, un decreto legge che detta nuove regole finalizzate a riequilibrare la situazione finanziaria di enti locali in difficoltà nonché a favorire la trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici regionali. In seguito, verranno varati altri provvedimenti che comporteranno una proposta di revisione della ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni. L'esecutivo ricorda un recente studio della CGIA di Mestre che evidenzia come le spese delle Regioni, a partire dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, sono cresciute del 74,6% , pari a 89 miliardi di euro. Il governo Monti non manca però di sottolineare che "il deficit di bilancio di molte amministrazioni è il risultato, oltre che del ricorso all'indebitamento, anche dell'utilizzo opaco dei fondi da parte di alcune Regioni e di un sistema farraginoso di controllo e valutazione delle performances".

Ed ecco quindi che vengono introdotte nuove regole in materia di finanza e funzionamento degli enti locali. In primis, verrà rafforzata l'azione di controllo della Corte dei Conti, con un controllo di legittimità preventivo sugli atti delle regioni che incidono sulla finanza pubblica. Il CdM prevede inoltre il rafforzamento del sistema dei controlli interni, stabilendo che "per gli enti con più di 5mila abitanti venga introdotto un 'controllo strategico' per verificare lo stato di attuazione dei programmi" e che "per tutti gli enti locali si introduca invece un 'controllo sugli equilibri finanziari' che valuta lo stato di salute delle finanze dell'ente". Disposto infine il fatto che "ogni ente locale dovrà introdurre un sistema di controlli sulle proprie società partecipate".

Il provvedimento varata dispone anche tagli ai costi della politica e nuove misure di trasparenza, obbligando:
- i gruppi consiliari a rendicontare e pubblicare tutti i dati relativi alle agevolazioni e ai contributi ricevuti;
- gli amministratori pubblici a pubblicare sul sito internet dell'amministrazione di appartenenza i redditi e il patrimonio.
Disposto inoltre che:
- I compensi dei consiglieri e degli assessori vengono regolati in modo che non eccedano complessivamente il livello di retribuzione riconosciuto dalla Regione più virtuosa;
- il divieto di cumulo di indennità o emolumenti;
- la partecipazione alle commissioni permanenti a titolo gratuito, mentre pgli altri organi collegiali il gettone di presenza non potrà essere superiore ai 30 euro;
- eliminazione dei vitalizi e applicazione del metodo contributivo per il calcolo della pensione;
- i finanziamenti e le agevolazioni in favore dei gruppi consiliari, dei partiti e dei movimenti politici vengono decurtati del 50% e adeguati al livello della Regione più virtuosa;
- aboliti i finanziamenti per i gruppi composti da un solo consigliere;
- riduzione dell'apparato politico applicando il decreto "anti-crisi" 138 del 2011, con il "taglio" del numero di consiglieri e assessori regionali entro 6 mesi (tranne per le Regioni in cui è prevista una tornata elettorale).

Per riequilibrare l'assetto finanziario dissestato le Province e i Comuni dovranno approvare un "piano di rientro" della durata massima di 5 anni. Per ridurre la spesa ripianare il deficit questi enti potranno aumentare le aliquote e le tariffe dei tributi locali e assumere mutui per la copertura dei debiti fuori bilancio, per esempio.

Il decreto prevede infine un sistema di sanzioni dirette e indirette a carico delle Regioni, che entreranno in vigore dal 2013 e si applicano alle Regioni inadempienti al 30 novembre 2012 e che prevedono, inizialmente, l'accantonamento dell'80% dei trasferimenti erariali dello Stato (ad eccezione di sanità e trasporto pubblico locale) e il 5% dei trasferimenti per la sanità. Invece, la sanzione a carico degli amministratori che hanno contribuito con dolo o colpa grave al verificarsi del dissesto finanziario, oltre al pagamento di una multa pari a un minimo di 5 e un massimo di 20 volte la retribuzione, è l'incandidabilità per dieci anni al ruolo di assessore, revisore dei conti degli enti locali e rappresentante dell'ente locale presso altri enti e istituzioni. Per i Sindaci e Presidenti l'incandidabilità è estesa alle cariche di Sindaco, presidente di provincia, presidente di Giunta regionali, membro di consigli comunali o provinciali, del Parlamento italiano ed europeo.

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