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Ddl anticorruzione: approvato codice di comportamento nella P.A.

Governo battuto alla Camera su un emendamento presentato dall'IdV al disegno di legge anticorruzione. Approvato invece il codice di comportamento delle pubbliche amministrazioni. Per Di Pietro questa rimane comunque una "ipocrita".

Panico alla Camera quando il governo è stato battuto su un emendamento al disegno di legge anticorruzione.
L'emendamento, che recita "l'omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei Conti", era stato presentato inizialmente dal Partito democratico, poi ritirato per "per Realpolitik", come sostiene Antonio Di Pietro, quindi riproposto dall'Italia dei Valori.
Al momento del votazione, l'emendamento viene votato (con 237 sì e 233 no) però anche dal PD.
Si paventa così l'ipotesi di un rinvio, ma Pier Ferdinando Casini dell'Udc prontamente sostiene che il ddl anticorruzione "deve andare avanti" perché sarebbe un "guaio se il Parlamento, in questa fase di deligittimazione, non riuscisse ad affrontare questo tema".
Lo rassicura il capogruppo Fabrizio Cicchitto, confermando che il Pdl è impegnato "ad approvare il provvedimento ma no alla cieca".
Nonostante questo, il presidente di turno dell'aula di Montecitorio, Maurizio Lupi, ha comunicato che l'esame del ddl anticorruzione riprenderà la settimana prossima.
Per Antonio Di Pietro, comunque, quella in discussione, "è una legge ipocrita - e spiega - dicono che la fanno per combattere la corruzione, ma in realtà stanno legittimando la logica di tangentopoli e del malaffare. Stanno rendendo legale quello che prima era illegale. Per esempio permettono che le imprese a capitale pubblico possano finanziare i partiti".
Via libera nel frattempo al codice di comportamento delle pubbliche amministrazioni "al fine di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell'interesse pubblico", come recita il testo.
La violazione è "fonte di responsabilità disciplinare e "responsabilità civile, amministrativa e contabile ogni qual volta le stesse responsabilità siano collegate alla violazione di doveri, obblighi, leggi o regolamenti". Per le violazioni più gravi, o reiterate, è previsto anche il licenziamento del dipendente pubblico.
Rimane invece sospeso l'emendamento che prevede l'impossibilità per un candidato o per un ex parlamentare di ricoprire incarichi dirigenziali nella pubbliche amministrazioni se non dopo uno lasso di tempo di tre anni, nonché la questione che prevede per tutti i dipendenti pubblici il non accettare "a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità, in connessione con l'espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati, fatti salvi i regali d'uso, purché di modico valore e nelle normali relazioni di cortesia".

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