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Abolizione finanziamento pubblico ai partiti: ora è il turno delle lobby

Il governo Letta annuncia un ddl sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Gradualmente, addio ai fondi pubblici. I partiti ed i movimenti politici saranno infatti finanziati solo dai contributi privati, di cittadini ed imprese. Il rischio, è che i partiti diventino così espressione delle lobby.

Il governo Letta annuncia che il Consiglio dei Ministri ha approvato l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che tra l'altro era già stato bocciato dal referendum del 1993. Lo Stato, quindi, non spenderà più soldi (nell'arco di tre anni) per i partiti politici, perché le nuove regole introdotte dal governo Letta prevedono solo "contributi dei privati", anche detraibili, e un "2 x 1000" da versare al momento della dichiarazione dei redditi. In altre parole, a contribuire alla crescita ed alla sussistenza o meno di un partito saranno cittadini ed imprese, che avranno di fatto "rappresentanza" in Parlamento, naturalmente a seconda del "contributo" versato. L'obiettivo è stato raggiunto, che non è mai stato quello del controllo minuzioso dei fondi pubblici, in grado di garantire indipendenza e libertà d'azione, ma di sganciarli affinché ogni partito o movimento possa gestire autonomamente i soldi che entreranno nelle loro casse. Se poi questi avranno una incidenza o meno nella vita pubblica, quella sì, del Paese, poco importa. Un po' come succede per la pubblicità: se un media trova sempre maggiore difficoltà a "parlare male" dello sponsor che lo finanzia perché non dovrebbe essere lo stesso per un partito, quando saranno le lobby a decretarne la sopravvivenza economica?

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