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Letta: non devono esistere generazioni perdute. E cita Papa Francesco

Enrico Letta chiarisce che "non devono esistere generazioni perdute" perché "solo i giovani possono ricostruire questo Paese", annunciando qualche politica che vorrebbe portare avanti il suo governo. Letta fa quindi sue le parole di Papa Francesco, che ha esortato i giovani a "scommettete sui grandi ideali, sulle cose grandi".

"Quello generazionale non è certo solo un tema attinente al rinnovamento della classe dirigente: è una questione drammatica, che scontano sulla propria pelle milioni di giovani. - sottolinea Enrico Letta nel suo discorso programmatico alla Camera prima del voto di fiducia - Segnala bassi tassi di istruzione e di occupazione, porta con sé lo sconforto e la rabbia di chi non studia né lavora. Chiediamoci quanti bambini non nascono ogni anno in Italia per la precarietà, che limita le scelte delle famiglie giovani. Non è solo demografia: è una ferita morale, perché non devono esistere generazioni perdute, perché solo i giovani possono ricostruire questo Paese".

Enrico Letta ammette che "rinunciare ad investire su di loro è un suicidio economico ed è la certezza di decrescita, la più infelice" annunciando quindi che il suo governo, oltre che adottare una seria riforma di politica fiscale per portare, per esempio, a "ridurre le tasse sul lavoro, in particolare su quello stabile e quello per i giovani neoassunti", semplificherà e rafforzerà "l'apprendistato" visto che tale modello contrattuale avrebbe "dato buoni risultati in Paesi vicini". Enrico Letta ipotizza quindi "modifiche alla legge n. 92, quali suggerite dalla Commissione dei saggi istituita dal Presidente della Repubblica" per ridurre "le restrizioni al contratto a termine finché dura l'emergenza economica". Inoltre, Enrico Letta promette che il suo governo aiuterà "le imprese ad assumere giovani a tempo indeterminato, con defiscalizzazioni o con sostegno ai lavoratori con bassi salari, condizionati all'occupazione, in una politica generale di riduzione del costo del lavoro e del peso fiscale", perché "non bastano incentivi monetari. Occorre prendersi cura dei giovani, volgendo il disagio in speranza, puntando su orientamento e stimolo all'imprenditorialità".

Inoltre, Enrico Letta si sofferma, nel suo discorso davanti alla Camera, sul fatto che "bisogna fare tesoro della voglia di fare dei nuovi italiani, così come bisogna valorizzare gli italiani all'estero. - evidenziando - La nomina di Cecile Kyenge significa una nuova concezione di confine, da barriera a speranza, da limite invalicabile a ponte tra comunità diverse". "La società della conoscenza e dell'integrazione si costruisce sui banchi della scuola e nell'università. - continua Letta - Dobbiamo ridare entusiasmo e mezzi idonei agli educatori, che in tante classi volgono il disagio in speranza, e dobbiamo ridurre il ritardo rispetto all'Europa nelle percentuali di laureati e nella dispersione scolastica". Enrico Letta sembra rendersi conto infatti che "in Italia, c'è una nuova questione sociale, segnata dall'aumento delle diseguaglianze" visto che "solo il 10 per cento dei giovani italiani con il padre non diplomato riesce a laurearsi, mentre sono il 40 per cento in Gran Bretagna, il 35 per cento in Francia, il per 33 per cento in Spagna", e che quindi è giunto il momento di "dare finalmente piena attuazione all'articolo 34 della Costituzione, per il quale i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". Enrico Letta precisa infine: "Dobbiamo liberare le energie migliori dell'Italia e non partiamo da zero. Partiamo da due grandi risorse: prima di tutto sui giovani. 'Scommettete su cose grandi' ha detto proprio ieri Papa Francesco rivolto a loro e noi abbiamo gli strumenti per aiutarli". Papa Francesco, e come prima di lui anche Benedetto XVI, ai giovani ha infatti esortato ad "andare controcorrente" e, appunto, a "scommettete sui grandi ideali, sulle cose grandi" perché "noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole".

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