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World Press Freedom Day: giornalismo come bene pubblico. Petizione IFJ

Si celebra oggi la 20esima Giornata Mondiale per la libertà di stampa (World Press Freedom Day) promossa dall'Unesco, quest'anno dedicata ai giornalisti imprigionati in tutto il mondo, come forse è Domenico Quirico, inviato de La Stampa in Siria di cui non si hanno notizie da circa un mese. Gli appelli dell'EFJ e dell'IFJ, oltre che dalla FNSI.

Per celebrare il World Press Freedom Day, oggi 3 maggio 2013, la Federazione europea dei giornalisti (EFJ) ha sottolineato la necessità di promuovere il giornalismo come bene pubblico in un'epoca di austerità, di ristrutturazioni aziendali e di commercializzazione dei media senza precedenti nella storia del giornalismo. "Siamo preoccupati nel vedere che letteralmente migliaia di giornalisti hanno perso il lavoro negli ultimi mesi in tutta Europa, alcuni colpiti dai tagli dei posti di lavoro e gli altri assegnati a posizioni più precarie" ha spiegato infatti il presidente EFJ Arne Konig, avvertendo: "Il lavoro precario e la mancanza di investimenti in risorse umane hanno un impatto importante sulla qualità delle informazioni e sulla libertà di stampa". L'EFJ si dice quindi allarmata dalla crescente precarietà tra i giornalisti, soprattutto giovani, uomini e donne, che minaccia gli standard professionali, l'indipendenza economica e la loro capacità di rispettare gli standard di libertà di stampa ed il pluralismo. La Federazione europea dei giornalisti sottolinea come la libertà di stampa è un problema anche nei ricchi paesi europei, e chiarisce che la crisi economica non può essere una scusa per trascurare il giornalismo e il suo contributo alla democrazia. Konig precisa infatti come non sia "possibile ottenere mezzi di comunicazione liberi e notizie di qualità se si trascurano i professionisti che hanno bisogno di segnalare, indagare e informare il pubblico".

In occasione del World Press Freedom Day, la Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ) si è concentrata sul tema della "sicurezza dei giornalisti e dei giornalisti imprigionati in tutto il mondo". Imprigionato come forse è Domenico Quirico, l'inviato de La Stampa in Siria, di cui non si hanno notizie da circa un mese. La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta, ipotizzando il reato di sequestro di persona con finalità di terrorismo. Oggi il World Press Freedom Day è dedicato anche a tutti i colleghi che continuano a languire nelle carceri di molti paesi a causa della loro professione. I quattro paesi con il più alto numero di giornalisti incarcerati sono la Cina, l'Iran, la Turchia e l'Eritrea, nelle cui ambasciate a Bruxelles l'IFJ ha consegnato delle lettere-petizione, dove si esprime la grande preoccupazione per la mancanza di libertà di stampa in questi Paesi, dove i giornalisti sono regolarmente detenuti in violazione delle loro libertà fondamentali e dei diritti umani. L'IFJ invita chiunque, in segno di unità e solidarietà, a scaricare e stampare una copia delle lettere di petizione per la Cina, l'Iran, la Turchia, o Eritrea, per inviarla all'ambasciata di uno di questi paesi.

Anche la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) dedicherà la 20esima Giornata Mondiale dell'Unesco per la libertà di stampa alla sicurezza e alla libertà di espressione, messe particolarmente a rischio nei luoghi di guerra, nelle terre dominate dai regimi e ovunque (anche in Italia) dalla malavita che infesta soprattutto le aree di frontiera. Inoltre, invita tutti i media e i siti di informazione italiani a pubblicare il fiocco giallo della speranza e dell'attesa di un buon ritorno del collega Domenico Quirico e di tutti gli altri colleghi in difficoltà. L'Unci (Unione nazionale cronisti italiani), promuove a Perugia una manifestazione per "ricordare l'esempio di chi ha pagato con la vita il desiderio di informare, di raccontare anche e soprattutto quello che è scomodo, quello che non si deve dire". L'USIGRai pubblica una lettera di Paolo Siani, il fratello di Giancarlo, il giornalisto italiano ucciso all'età di 26 anni dalla camorra, nel 1985. Giancarlo Siani "voleva fare solo il giornalista, tutto qui - ricorda il fratello - La mafia teme chi racconta i fatti, chi svela i loro affari e in alcune zone del nostro Paese sono tanti i giornalisti che rischiano la vita per raccontare senza veli la realtà e non si sentono affatto eroi, ma solo giornalisti. Ma chi lo uccise quella sera del 23 settembre 1985 non poteva immaginare che dopo 27 anni le iniziative che si svolgono in giro per l'Italia in suo ricordo sono sempre più numerose e la sua morte ha contribuito a far crescere una forte coscienza civile nei giovani di Napoli e della Campania".

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