le notizie che fanno testo, dal 2010

WikiLeaks, Reporters sans frontieres: Francia e USA come la Cina

La caccia a Julian Assange continua imperterrita tra l'indifferenza dei grandi media che forse si sono scordati che il fondatore di WikiLeaks, prima di essere un hacker, è un giornalista quindi un collega. "Sconvolta" anche Reporters sans frontieres.

La caccia a Julian Assange continua imperterrita tra la troppa indifferenza purtroppo dei grandi media che forse si sono scordati che il fondatore di WikiLeaks, prima di essere un hacker, è un giornalista quindi un collega.
Le società occidentali, le stesse che organizzano le "missioni di pace" per portare la democrazia in quei Paesi che a loro dire ne sarebbero privi, stanno cercando di mettere le mani su Julian Assange, tanto che il fondatore di WikiLeaks ha spiegato che "l'archivio è stato diffuso a oltre centomila persone" affermando chiaramente: "Le minacce per le nostre vite sono di pubblico dominio. Da parte nostra prendiamo tutte le precauzioni necessarie, ma nella misura in cui cio' e' possibile trattandosi di superpotenze. Se ci accade qualcosa, le parti fondamentali (dell'archivio, ndr) saranno rilasciate automaticamente".
Naturalmente la versione ufficiale è che si cerca Julian Assange perché accusato di stupro, molestie sessuali e coercizione in Svezia, visto che sarebbe difficile ammettere che viene ricercato perché ha osato pubblicare documenti che mettono in imbarazzo le "superpotenze".
Qualunque sia la ragione di questo inseguimento, fatto sta che a condannare i metodi che vengono applicati è stata prima la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) e ora Reporters sans frontières.
In una nota di un paio di giorni fa l'IFJ non solo afferma che la "risposta degli Stati Uniti è disperata e pericolosa perché va contro i principi fondamentali della libertà di espressione e della democrazia" ma si dice preoccupata per l'incolumità di Julian Assange e del soldato Bradley Manning, probabile "gola profonda" di WikiLeaks.
Reporters sans frontières (RSF - Reporter Senza Frontiere, in italiano) pubblica oggi una nota che sottolinea come "questa sia la prima volta in cui si è visto un tentativo a livello della comunità internazionale per censurare un sito web dedicato al principio di trasparenza".
Reporters sans frontières si dice "sconvolta nell'aver trovato Paesi quali la Francia e gli Stati Uniti portare improvvisamente le loro politiche sulla libertà di espressione in linea con quelle della Cina". RSF ci tiene poi a ricordare che "in Francia e negli Stati Uniti, è compito dei tribunali non i politici, decidere se un sito web deve o meno essere chiuso".
Reporters sans frontières sottolinea poi che "nel frattempo, due senatori repubblicani, John Ensign e Scott Brown, e un indipendente Lieberman, hanno introdotto una legge che renderebbe illegale la pubblicazione dei nomi dei militari americani e degli informatori delle agenzie di intelligence" specificando che "questo potrebbe facilitare future azioni penali contro WikiLeaks e il suo fondatore".
La nota si conclude affermando che "Reporters sans frontières non può che condannare questa determinazione nella caccia di Assange e ribadisce la sua convinzione che WikiLeaks ha diritto, grazie al primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, a pubblicare questi documenti che svolgono, tra l'altro, un ruolo utile perché li rende disponibili ai giornalisti e al grande pubblico".
RSF evidenzia poi un particolare non da poco: "Sottolineiamo che qualsiasi restrizione alla libertà di diffondere questo corpus di documenti interesserà tutta la stampa, che ha dato copertura dettagliata delle informazioni messe a disposizione da WikiLeaks, attraverso cinque principali quotidiani internazionali che hanno collaborato attivamente nella preparazione per la pubblicazione".
Reporters sans frontières desidera inoltre "sottolineare che ha sempre difeso la libertà e il principio della 'neutralità della rete', secondo il quale Internet Service Provider e la società di hosting non dovrebbero giocare alcun ruolo nella scelta del contenuto che viene inserito online".
Forse "questa reazione eccessiva dei politici e dei loro alleati illustrano che non hanno capito l'importanza storica di questi eventi", afferma la Federazione Internazionale dei Giornalisti. O forse l'hanno capita fin troppo bene.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: