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Sciopero giornalisti contro "mostro giuridico" salva direttori

Sciopero giornalisti lunedì 26 contro la norma "salva direttori" contenuta del ddl diffamazione. Giornalisti in carcere tranne i direttori, ma il "mostro giuridico" non salva Alessandro Sallusti. Franco Siddi Segretario Generale FNSI: "c'è una parte della politica che vuole esprimersi e far valere poteri di comando e controllo che non le appartengono". UPDATE: differita la data dello sciopero lunedì 26. Forte mobilitazione e protesta in tutta Italia. A Roma presidio con fiaccolata a piazza del Pantheon dalle 19 alle 21.

Il corso della legge sulla diffamazione a mezzo stampa per "salvare" il direttore de "Il Giornale" Alessandro Sallusti sembra essere arrivato alla conclusione. Una fine davvero ingloriosa, se possibile ancora peggiore di quella decisa, a scrutinio segreto dai Senatori per la reintroduzione del carcere per i giornalisti (su proposta di Lega Nord e Api). Al Senato della Repubblica Italiana passa infatti la norma "salva-direttori" che ribadisce il carcere per tutti i giornalisti tranne che per i direttori, appunto. Una decisione che probabilmente farà sprofondare ancor di più l'Italia nella classifica mondiale della libertà di stampa con il rischio, sempre presente, di essere bollati nella lista stilata da Freedom House non più con il vergognoso "Partly Free", ma con un "cinese" "Not Free". Come ha commentato Vittorio Feltri in un suo intervento su "Il Giornale" del 23 novembre: "La preoccupazione principale dei signori legislatori dei miei stivali era quella di evitare un provvedimento fatto su misura per salvare il direttore del Giornale. Cosicché essi hanno ribadito che la pena detentiva è cosa buona e giusta per punire quei fetenti di giornalisti che osano sputtanare i politici. Praticamente una vendetta mascherata e spacciata per comportamento saggio. Dato però che le bugie hanno le gambe corte, il giorno appresso gli italiani sono scoppiati a ridere. Allora i senatori hanno cercato di fare macchina indietro, introducendo l'emendamento favorevole ai gerenti delle testate giornalistiche. Un emendamento raccapricciante e palesemente ad personam. Tanto valeva che i geni della commissione scrivessero nel testo partorito dalle loro menti illuminate: tutti gli appartenenti all'Ordine degli scribi vanno in cella tranne che Alessandro Sallusti. Avrebbero fatto prima".

La Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) dirama un comunicato durissimo sul provvedimento e annuncia uno sciopero di tutti i giornalisti lunedì 26 novembre 2012. Durissima una nota di Franco Siddi, Segretario Generale FNSI: "Il voto di oggi al Senato è un altro segnale di attacco a tutti i giornalisti italiani. Si conferma e si accentua il carattere di aggressione a un'intera categoria professionale che invece vogliamo responsabilmente e tenacemente impegnata nell'esercizio di un'attività che, con correttezza, autonomia e libertà, deve assicurare l'informazione ai cittadini. La maggioranza che si è ricreata nel voto contro i giornalisti sta compiendo un atto di violenza che non potrà restare senza sanzione pubblica da parte della categoria e dei cittadini. Una reazione immediata e rigorosa di tutto il giornalismo italiano per condannare la pagina nera scritta oggi dal Senato che, con un voto dell'Aula ha approvato una modifica alla normativa sulla diffamazione a mezzo stampa che condanna al carcere i cronisti e sanziona i direttori con una semplice multa. Il risultato del lunghissimo tira e molla sulla volontà di evitare il carcere al direttore del Giornale Sallusti si è così risolto con la previsione di condannare chi scrive gli articoli fino a 12 mesi di galera e comminare a direttori e vice direttori una multa massima di 50 mila euro o anche di 20. Il gioco si è fatto talmente scoperto che anche il proposito di salvare dal carcere un direttore, Sallusti, recentemente condannato a 14 mesi di prigione, è stato fatto cadere: la condanna che lo riguarda non è sanata affatto da una norma scombinata e impresentabile come quella votata stamani. Modo di legiferare insensato e brutale, su una norma di carattere incostituzionale, che ha il solo scopo di mandare una minaccia chiara a tutti i cronisti, con particolare esposizione per chi sta in frontiera ed è precario, quindi non titolati di incarico di direzione. La Fnsi ribadisce la sua linea di intransigenza a tutela dei diritti all'informazione e alla dignità delle persone e ricorda che le misure serie e concrete più efficaci (la rettifica documentata e riparatrice e il Giurì per la libertà e l'informazione), non sono state prese in considerazione perché c'è una parte della politica che vuole esprimersi e far valere poteri di comando e controllo che non le appartengono. Il voto di oggi è la dichiarazione di un conflitto che i giornalisti sono costretti a raccogliere chiamando alla risposta con loro tutti i cittadini. Lo sciopero della categoria, con una mobilitazione diffusa, diventa inevitabile".

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